mercoledì 21 febbraio 2018

il manifesto 21.2.18
Referendum Groko, iscritti Spd al voto
Germania. Alle urne per la ratifica del «contratto di coalizione» con Angela Merkel firmato a inizio mese dall’ex segretario Martin Schulz. L’esito ufficiale sarà reso pubblico due giorni dopo, in contemporanea con la chiusura dei seggi italiani
di Sebastiano Canetta


BERLINO Il destino della Groko nelle mani degli iscritti Spd. Ieri mattina è partito il referendum di ratifica del «contratto di coalizione» con Angela Merkel firmato a inizio mese dall’ex segretario Martin Schulz. Alle urne, 463.723 tesserati che potranno votare per posta fino al pomeriggio del 2 marzo. Se parteciperà almeno il 20% degli aventi-diritto, il risultato sarà vincolante per i dirigenti socialisti, anche se non per i deputati cui la Costituzione garantisce l’autonomia al Bundestag. L’esito ufficiale sarà reso pubblico due giorni dopo, in contemporanea con la chiusura dei seggi italiani.
La maxi-consultazione costerà circa un milione e mezzo di euro tra spese organizzative, kit di votazione, e riproduzione integrale delle 177 pagine dell’accordo sul numero speciale di Vorwärts (l’Avanti tedesco).
Gli iscritti residenti all’estero potranno esprimere la preferenza on-line mentre a tutti i tesserati è richiesta una dichiarazione giurata sulla paternità del voto. Tra le pre-condizioni per la partecipazione spicca l’assenza del requisito di nazionalità, mentre il registro degli ammessi è stato chiuso conteggiando le tessere registrate fino al 6 febbraio: una vittoria dei Giovani socialisti impegnati nell’arruolamento all’ultima ora dei contrari alla Groko.
Sull’elezione più attesa in Germania pende la massima incognita, al contrario di cinque anni fa quando l’ex leader Spd, Sigmar Gabriel, ottenne il 76% di voti che fece nascere il terzo governo Merkel. Il leggero vantaggio degli Ja sui Nein esiste solo sulla carta del recente congresso di Bonn chiuso con il favore del 56% dei delegati. Potrebbe non coincidere il 3 marzo, al momento del conteggio delle schede su cui è stampato un quesito dirimente per l’intero Paese: «È opportuno che la Spd concluda l’accordo di coalizione del febbraio 2018 con Cdu e Csu?». La risposta degli iscritti verrà spedita per posta alla Willy Brandt Haus, quartier generale dei socialisti a Berlino, per il vaglio finale affidato a un notaio.
Massima trasparenza. Anche se nella minoranza Spd qualcuno fa notare che la documentazione elettorale è stata accompagnata dall’invito pro-Groko della maggioranza ma non dal manifesto dell’opposizione, in violazione con lo statuto che prevede il diritto di parola a tutti.
Se fra 9 giorni a vincere il referendum saranno i contrari alla linea-Schulz, a Berlino si riaprono i capitoli del governo di minoranza e delle elezioni anticipate. Per la prima ipotesi si spolmona da una settimana il leader liberale Christian Lindner che ha riaperto la porta a Merkel dopo avere affondato il negoziato Giamaica.
La seconda, invece, resta appesa al presidente federale Frank-Walter Steinmeier, che però può sciogliere il Bundestag solo dopo tre voti contrari all’aspirante cancelliera. Una via impervia, perfino più della strada accidentata dal referendum dell’accordo Merkel-Schulz.