sabato 10 febbraio 2018

Corriere 9.2.18
La forbice Bonino-Lorenzin Quei numeri che Renzi teme
di Maria Teresa Meli


I (diversi) risultati attribuiti alle due liste penalizzerebbero il Pd
ROMA I sondaggi continuano a preoccupare il Pd perché non registrano (almeno finora) un’inversione di tendenza, anche se al Nazareno sono convinti che l’allargarsi dello scandalo dei rimborsi dei 5 stelle potrebbero «cambiare il mood» della campagna elettorale. Ma a impensierire lo stato maggiore del Partito democratico sono pure le rilevazioni che riguardano gli alleati. Infatti se i partner prendessero più dell’1 per cento, ma meno del 3, per i complicati meccanismi del Rosatellum i loro voti andrebbero a ingrossare le fila dei parlamentari del Pd sia alla Camera che al Senato. Sì, non finirebbero agli alleati, ma all’unico partito che, ovviamente, supererà la soglia del 3 per cento, ossia quello di Renzi.
Sondaggi alla mano, però, la situazione appare tutt’altro che confortante da questo punto di vista. Insieme, la lista di Giulio Santagata, Riccardo Nencini e Angelo Bonelli è inesorabilmente inchiodata sotto l’1 in tutte le rilevazioni. Le più generose le attribuiscono lo 0,8. Il che significa che, per il Rosatellum, quei voti andranno dispersi. Ma al Nazareno si aspettavano uno scenario del genere. Quello che è invece non avevano preventivato è che anche Civica popolare di Lorenzin e Casini rischia di non arrivare alla soglia dell’1 per cento. I sondaggi più magnanimi la danno all’1,3.
C’è quindi una forte percentuale di rischio. Per questa ragione è stato «mobilitato» anche Paolo Gentiloni. Il premier continua a godere della fiducia degli italiani (il 45 per cento degli elettori) benché da quando sia sceso in campo questo consenso sia diminuito. Perciò il presidente del Consiglio sarà domani alla manifestazione indetta a Roma dalla ministra della Sanità per presentare i candidati di Civica popolare. «Paolo si sta spendendo per la coalizione, poi nelle ultime due settimane si dedicherà al Pd», spiegano al Nazareno.
Del resto, il premier, la settimana scorsa, aveva fatto una comparsata analoga all’iniziativa di Emma Bonino e +Europa (proprio ieri il New York Times le ha dedicato un articolo dal titolo: «Ha conquistato i cuori degli italiani. Ma può conquistare i loro voti?»). Ma anche questa lista dà dei grattacapi al Partito democratico, benché tutti si rifiutino di dirlo ufficialmente. Infatti potrebbe superare il 3 per cento (attualmente è data intorno all 2,8). E in questo caso eleggerebbe parlamentari nel proporzionale senza «regalare» i propri voti al Partito democratico. E questo farebbe definitivamente tramontare il sogno renziano del Pd gruppo parlamentare più numeroso.
È un obiettivo, questo, che il segretario si è prefisso dal primo momento. Non perche accarezzi la stessa idea del ministro Carlo Calenda, che ieri, spiazzando tutti, ha dichiarato: «Se si facessero le larghe intese con un programma serio e un contratto alla tedesca, allora va benissimo anche Gianni Letta a Palazzo Chigi». No, Renzi vuole un gruppo (a lui fedele) numeroso per poter avviare da una posizione di forza le trattative del dopo voto per un eventuale nuovo governo. Vuole essere lui il protagonista di quella fase politica, scongiurando la prospettiva di un esecutivo tecnico e puntando a portare nuovamente un Pd a Palazzo Chigi, nel caso in cui il Quirinale ritenesse opportuno non sciogliere le Camere pur in assenza di una m aggioranza politica definita.