lunedì 19 febbraio 2018

Corriere 19.2.18
Lotti «mediatore» per proteggere i voti e la corsa di Piero 

Così la famiglia cede sul passo indietro
di Tommaso Labate


ROMA «Vi faremo ringoiare tutto». Lo conoscono bene, il suono di quel verbo, gli amici e i nemici di Enzo De Luca. «Ringoiare», per il governatore, è come il «segnale dopo cui scatenare l’inferno» di Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore . L’aveva usato contro Rosy Bindi che l’aveva inserito nella lista degli “impresentabili”, e lui a replicare che «per me non conta vincere ma far ringoiare le cose ignobili dette su di me». L’ha usato ieri l’altro, poco dopo l’uscita dell’inchiesta di Fanpage che ha portato all’indagine sul figlio Roberto: «Vi faremo ringoiare tutto». Ma l’esito, stavolta, è stato diverso. Niente guerra, niente testa bassa. Anzi, un passo indietro, le dimissioni del secondogenito indagato da assessore al Bilancio del comune di Salerno, le prime dimissioni della “De Luca dinasty”, una retromarcia che sembrava non far parte del patrimonio genetico della famiglia.
Venerdì sera, quando Fanpage pubblica il video, nessuno in famiglia pensa ad alzare bandiera bianca. Non il padre, non il fratello Piero candidato col Pd alla Camera, non il diretto interessato. La linea è «avanti contro tutto e tutti». Come da stile della casa. Poi, però, nella notte il quadro cambia. Il Pd nazionale comincia a premere perché si inverta la rotta. A cominciare da Matteo Renzi, che in Campania si gioca le chances residue di rimanere a galla. Salerno è un feudo che pare inespugnabile, e quindi i rischi sono minori. Ma a Napoli e nel resto d’Italia — nel voto d’opinione che può allentare la morsa infernale tra Berlusconi e Di Maio che rischia di stritolare il Pd — l’inchiesta può fare molto male.
Sono riflessioni che alle orecchie di uno come De Luca senior si rischia di peggiorare le cose. Più che Renzi, serve un interlocutore che la «famiglia» è abituata a riconoscere come voce amica. Uno come Luca Lotti, che nel Pd campano è riuscito nell’impresa di far firmare un armistizio tra i salernitani di De Luca e i napoletani del consigliere regionale Mario Casillo. Più che un pressing, è una moral suasion. Sul corridoio diplomatico tra il Nazareno e Salerno si soppesano costi e benefici. L’argomentazione che convince il governatore a «dimettere» il secondogenito Roberto riguarda le sorti del primogenito Piero. E quello che significherebbe perdere, a Salerno, il collegio uninominale in cui è riuscito a superare, nei sondaggi, gli sfidanti.
Quel collegio è un simbolo che nessun paracadute proporzionale può sostituire. Perderlo vorrebbe dire la rappresentazione plastica di un impero al declino. Non si può rischiare. Roberto De Luca annuncia le dimissioni. Renzi, che fino a quel momento era stato gelido («Mi dispiace non essere riuscito a fare tutte candidature belle come quelle di Paolo Siani»), cambia registro. E così, da ieri, la parola «dimissioni» entra nel vocabolario dei De Luca’s. Non s’erano mai fermati di fronte a nulla, il padre e i figli. Sin da ragazzi, soprattutto Piero, hanno acquisito lo stile del padre. Il primogenito era in minoranza tra i giovani Pd di Salerno? Ecco che, 15 luglio 2009, dipendenti delle municipalizzate, accompagnati da ultras della Salernitana, trasformavano il congresso locale in una scazzottata. Ancora il primogenito, sempre lui, viene rinviato a giudizio per il crac di una società immobiliare? Nessun passo indietro rispetto alla candidatura già blindata dal Pd. Anzi, in Rete finiscono le sue foto col figlio del procuratore capo di Salerno Corrado Lembo, Andrea, di cui è grande amico.
A Roberto, invece, amici e nemici riconoscono uno stile più sobrio. E dire che non era detto che venisse destinato anche lui alla politica. Più schivo e riservato di padre e fratello, l’ormai ex assessore comunale s’è ritrovato come risucchiato da un vortice. Della madre, invece, c’è traccia solo per una polemica innescata da Ciriaco de Mita anni fa: «Parla di sanità De Luca, che ha imposto la moglie che non aveva i titoli a un concorso di una Asl». Quella volta, De Luca fece ringoiare tutto anche al sindaco di Nusco: «È la mia ex moglie, se la veda con lei». Non si curò di lui, insomma. Guardò e passò.