venerdì 1 settembre 2006

l'Unità 1.9.06
Umani? Si riconoscono allo specchio dei neuroni
di Beppe Sebaste


INTERVISTA con Giacomo Rizzolatti che, assieme a Vittorio Gallese, ha scoperto i «neuroni specchio», cellule che si attivano solo quando osserviamo un nostro simile. Una scoperta scientifica che è anche una rivoluzione etica e filosofica

Il pittore «apporta il proprio corpo», dice Valéry. E, in effetti, non si capisce come uno Spirito potrebbe dipingere. È prestando il suo corpo al mondo che il pittore cambia il mondo in pittura (...), il corpo operante e attuale, quello che non è un pezzo di spazio, un fascio di funzioni, ma un intreccio di visione e movimento». La citazione è di Maurice Merleau-Ponty, il celebre autore de La fenomenologia della percezione, tratta da una meditazione sul corpo, la visione e la pittura che porta al cuore dell’estetica la lezione della fenomenologia di Husserl. Ma porta anche al centro della vita vissuta, quella della fisicità e dei corpi, la filosofia, invitando la scienza a situarsi allo stesso modo nella «storicità primordiale» del (nostro) corpo sensibile, attuale e presente, il cui risveglio avviene soltanto quando con esso si risvegliano «i corpi associati», gli «altri», quelli «della propria specie, del proprio territorio, del proprio ambiente». Non stupisca allora questa citazione per introdurre una questione rigorosamente scientifica che da qualche tempo attrae anche i non specialisti, ovvero la portata della scoperta dei cosiddetti mirror neurons, o «neuroni specchio».
La scoperta, tra le più importanti degli ultimi anni nell’ambito della neurologia, si deve al gruppo di neuroscienziati che lavora nel dipartimento di neuroscienze dell’università di Parma, diretto dal prof. Giacomo Rizzolatti, che dei neuroni specchio è co-scopritore negli anni ’90 insieme al più giovane Vittorio Gallese. I «neuroni specchio» sono cellule che si attivano quando osserviamo un nostro simile che compie una certa azione gestuale, quasi allo stesso modo che se fossimo noi stessi a compiere quell’azione e quel gesto. Se tra le ipotesi e le conseguenze teoriche dell’individuazione di queste cellule neuronali vi è addirittura la possibilità di toccare la radice biologica del sentimento dell’«empatia», già il fatto di provare che la conoscenza sia radicata nell’osservazione degli altri, e quindi non solo nel proprio corpo, ma in un contesto in cui un ruolo attivo lo rivestono i corpi degli altri, è sufficiente ad interessare non solo la scienza, ma anche tutte quelle discipline che dialogano oggi nell’ambito della «biopolitica». Come ha osservato Vittorio Gallese in un’intervista a Felice Cimatti (su il manifesto), «questo contributo delle neuroscienze può essere importante nel suscitare nuove riflessioni in ambito etico, politico ed economico. Perché ha messo in luce come la reciprocità che ci lega all’altro sia una nostra condizione naturale, pre-verbale e pre-razionale». Ecco come la scienza sembra oggi raccogliere non solo l’invito a situarsi che oltre mezzo secolo fa le rivolgeva, tra gli altri, Merleau-Ponty, ma anche la sfide che l’etica ha posto al primato dell’ontologia, rivendicando (si pensi a Emmanuel Lévinas) la priorità dell’altro (il prossimo) contro l’impersonalità dell’essere heideggeriano.
Il prof. Rizzolatti, ospite del Festival della mente di Sarzana, ha pubblicato di recente, in collaborazione col filosofo della scienza Corrado Sinigaglia, il volume So quello che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio (Raffaello Cortina Editore). In esso si racconta la storia di questa scoperta che, secondo il neuroscienziato statunitense Vilayanur Ramachandran, è paragonabile «per la psicologia a quello che il Dna è stato per la biologia». La loro esistenza mette in discussione i confini tradizionali, non solo scientifici ma filosofici, tra pensiero razionale e sfera emotiva, tra azione e percezione. Ma pongono anche al centro della riflessione scientifica la fisicità e la corporeità, in un’epoca in cui, tra dibattiti sulla fecondazione artificiale (o addirittura la clonazione) e revival della robotica, anche i problemi del nascere e dell’intelligenza sono spostati in una dimensione mitica che farebbe a meno dei corpi (e della sessuazione).
Abbiamo posto a Giacomo Rizzolati alcune domande.
Come spiega il successo della scoperta dei neuroni specchio, che (potrei raccontarle qualche aneddoto), appare oggi addirittura di moda, e viene citato anche da artisti e altre persone che di solito non si occupano di scienza?
«Credo che abbia avuto molto successo proprio perché questa scoperta “avvicina” anche alcune arti alla complessità scientifica. Essa ci insegna che il vedere e l’agire, la percezione e l’azione, sono mescolati. E, soprattutto, che il nostro corpo è presente dappertutto. Dall’idea di individuo come puro spirito che osserva si passa a una concezione in cui il corpo ha un ruolo fondamentale: noi siamo quello che siamo perché agiamo, perché abbiamo delle mani, perché abbiamo delle relazioni. Ecco perché anche l’artista accoglie qualcosa di questa scoperta. Il teatro, ad esempio, da sempre ha molto a che fare con questo, perché l’attore ha a che fare soprattutto col corpo…".
«La conoscenza è legata al corpo, e di questo noi diamo prove neurofisiologiche, scientifiche. Quando vedi qualcuno far qualcosa risuona nel tuo cervello qualcosa che spinge a fare gli stessi movimenti, entri in risonanza con quello che fanno gli altri. Tutto questo rivaluta molto in effetti le filosofie di Husserl e di Merleau-Ponty, e non a caso infatti le nostre scoperte sono state inizialmente molto valutate in Francia, dove la tradizione filosofica sostiene questo pensiero».
In che modo i neuroni specchio modificano la nostra concezione della conoscenza e dell’apprendimento, e come interviene il problema dell’alterità?
«Noi abbiamo provato che abbiamo un meccanismo neuronale di base che ci permette di entrare in relazione con gli altri: accanto alla conoscenza razionale, intellettuale, c’è una conoscenza intima, diretta, di quello che uno fa; se un marziano interagisse con noi con strane contrazioni, noi non capiremmo cosa fa, perché non riconosciamo i suo gesti in una mappa esperienziale. Un esperimento fatto con le risonanze mostrava che se qualcuno fa certe azioni umane si attivano i neuroni specchio. Ma non si attivano viceversa se un cane abbaia, perché l’esperienza dell’abbaiare non rientra nel nostro patrimonio biologico e culturale. L’esperienza è parola chiave, e con l’esperienza si modifica il nostro patrimonio biologico.
«Un altro esperimento, a Londra, aveva accostato ballerini di danza classica e ballerini brasiliani di capoeira. Quando ballerini classici osservano danzare i classici si attiva di più il neurone rispetto all’osservazione dei ballerini di capoeira; e se un ballerino brasiliano vede danzare un ballerino maschio (per quanto gli uomini ballino con le donne e viceversa) la sua conoscenza dei gesti attiva in maggiore misura il neurone specchio. Questo significa dunque che l’alterità la mappo su me stesso, sul mio patrimonio motorio, e può accadere che essa interagisca con la mia coscienza e la modifichi, a differenza di un cane che abbaia che posso capire solo intellettualmente. L’empatia - parola che ha sfiorato e tuttora lambisce la questione dei neuroni specchio - avviene con ciò che è più vicino a noi. Tutto il resto, non meno importante, avviene come lavoro culturale».
Il vostro lavoro ha anche il merito di ricollegare l’intelligenza (la conoscenza) alla realtà del corpo, contro l’attuale deriva che di astrazione in astrazione lo rimuove. Non si dà intelligenza privata di corpo, e mi è capitato di dire (la formula è di Giuseppe O. Longo) che “nemmeno la matematica esisterebbe senza il corpo di un matematico”…
«La formula è molto felice ed efficace. Sì, se c’è un messaggio che vorrei lanciare riguarda proprio la corporeità, la difesa della corporeità e fisicità della conoscenza. Su un piano più ampio, questa scoperta dovrebbe contribuire ad eliminare l’individualismo sfrenato del mondo contemporaneo, basato sulla rivendicazione ossessiva dell’“io” e nient’altro. Mi viene in mente che il marxismo tradizionale - quello di Marx e Engels, per intenderci - che io ricordo bene, aveva un forte senso della collettività, della comunità, che oggi è scomparso anche negli orizzonti e nel patrimonio culturale della sinistra. Il marxismo tradizionale, al contrario della nostra attuale civiltà, era legato alla realtà sociale e biologica».

Repubblica Lettere 1.9.06
Che significa oggi essere socialisti
di Nerio Nesi
Pres. Ass. Riccardo Lombardi


Caro Direttore, Amato vede, come me, il pericolo che il socialismo liberale rischi di annullare, (soprattutto nella considerazione delle persone che riteniamo di rappresentare), la differenza tra Destra e Sinistra. E' un rischio grave, al quale egli peraltro non risponde in modo esauriente, soprattutto su un tema che a me pare fondamentale: la politica economica e in particolare la diversa concezione dello Stato che hanno la Sinistra e la Destra. Bisogna quindi porsi la domanda: cosa vuol dire oggi essere socialisti?
La revisione ideale di socialisti e socialdemocratici europei è stata sempre accompagnata da grandi progetti riformatori: i laburisti del dopoguerra elaborarono quattro leggi destinate a trasformare il sistema sociale britannico (salute, previdenza, pieno impiego e nazionalizzazioni); la socialdemocrazia tedesca, mentre abbandonava il marxismo, conquistava la compartecipazione aziendale e la contrattazione programmata dei salari; la prima vittoria di Mitterrand portò il suggello del "programma comune" francese; il Partito Socialista Spagnolo è stato l'artefice della trasformazione più radicale che un Paese europeo abbia vissuto nel dopoguerra.
In Italia, il Psi pose negli anni '60 i presupposti di un progetto che doveva tradursi nella riduzione progressiva delle posizioni di rendita e di monopolio, nel controllo pubblico dei grandi servizi di interesse collettivo, a cominciare dalla scuola, nella eliminazione delle sperequazioni fiscali, nella programmazione degli investimenti e nella realizzazione del pieno impiego, attraverso un vasto piano di lavori pubblici e il risanamento dei più gravi squilibri sociali e territoriali: tutti interventi che, nel linguaggio del tempo, venivano definiti "riforme di struttura".
Cosa rimane di tutto questo? E se tutto questo non è più "moderno" o "attuale", quali sono i valori e gli obiettivi, per il raggiungimento dei quali il socialismo del 2000 può accendere le fantasie ed alimentare le speranze?

Repubblica 1.9.06
Il senso del ripetersi degli avvenimenti celesti
Come è nato l'eterno ritorno
di Paolo Zellini


Coincidenze. Sono gli istanti in cui accadono fatti notevoli che riguardano stelle e pianeti a definire una struttura di tempo in termini di cicli o ricorrenti
Filosofi. Nietzsche volle ispirare la sua teoria al movimento degli astri Ma la matematica ha dimostrato che non c'è ripetizione perfetta

«Nulla al mondo è insignificante! Ma la prima cosa, e la più importante, in tutte le faccende terrene è il luogo e l´ora». Le parole dell´astrologo e matematico Seni, in una scena del Wallenstein di Friedrich Schiller, mettono in piena evidenza lo spazio e il tempo, le due fondamentali coordinate di ogni cosa, evento, azione o accidente che prenda forma e consistenza nel mondo del divenire. Ma spazio e tempo non sono soltanto forme del nostro apprendere: l´astrologo vuole alludere anche al fatto che tempo e luogo devono essere fissati con esattezza. Il suo tempo è quello dell´attimo decisivo, rispetto al quale ogni nostra decisione può rovesciarsi in errore o in tragedia. Quell´attimo decisivo corrisponde a un preciso avvenimento nel cielo: il sorgere di una stella, una congiunzione o un trigono di pianeti, il compiersi di un ciclo, un´eclisse o un tramonto.
Immaginando una corrispondenza tra cielo e terra, tra il moto degli astri e gli avvenimenti a noi più vicini, ci troviamo costretti fare i conti con la fondamentale ambiguità o incertezza dell´attimo. Il sorgere e il tramontare eliaco, la prima apparizione della Luna o di Marte, la congiunzione tra Giove e Saturno, sono infatti definibili soltanto in modo approssimato. Da una descrizione geometrica, da una cosmografia come quella di Keplero, che storicamente approntò l´oroscopo a Wallenstein, ricaviamo l´impressione che possa trattarsi di avvenimenti esattamente definibili; ma da una descrizione analitica, che operi con formule trigonometriche e tavole numeriche, equazioni e serie infinite, sappiamo che, in generale, valori numerici esatti non esistono e che dobbiamo invece accontentarci di approssimazioni per eccesso o per difetto. Con i numeri possiamo stare soltanto al di qua o al di là dell´evento, soggetti a un´ambiguità o amphibolia, nel senso dello stare attorno o dell´essere gettati da una parte e dall´altra rispetto a un istante che non riusciamo a definire esattamente. L´errore è quindi fatale e inevitabile: Wallenstein agisce troppo tardi; chi ne progetta l´assassinio agisce con troppo anticipo.
Ora, da tempi immemorabili, sono proprio gli eventi puntuali del mondo celeste, gli istanti in cui accadono fatti notevoli che riguardano stelle e pianeti, a definire una struttura del tempo in termini di cicli e ricorrenze. E può sembrare che il tempo scandito da continue ripetizioni imponga alla nostra esistenza, più di quanto saremmo disposti ad ammettere, ritmi e cadenze regolari. Anche Plutone, pur declassato ora dalla dignità di pianeta, è un esempio di questa vita circolare e continua a girare intorno al sole, compiendo la sua rivoluzione in circa 248 anni. Declassato o meno, bisognerà comunque continuare a tenerne conto se vogliamo ritornare all´antica domanda: possono gli eventi di questo mondo ripetersi nello stesso identico modo in cui sono già accaduti? Esiste e che senso ha l´Eterno Ritorno? La questione potrebbe andare oltre il mero calcolo di tempi, orbite o inclinazioni di pianeti e offrirsi a una cognizione di tipo diverso, pur correndo il rischio – come è stato detto – di assumere i tratti di un "ingannevole e beffardo mistero". Nietzsche avrebbe esteso il senso dell´eterno ritorno ben al di là dell´indicazione positiva di un ripetersi di avvenimenti celesti. «Tutte le cose diritte mentono», si legge nel suo Zarathustra; «Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo». Ma, rinunciando al mistero filosofico o poetico, ci si limiti ora a immaginare, nello spirito del più pedante contabile, un Demiurgo che tenti di realizzare un tempo ciclico con la massima precisione possibile. Avremo allora un ritorno all´uguale, nel senso più letterale, solo se una data configurazione di tutti i corpi celesti, fotografata in un certo istante, si ripeterà identica in un istante successivo, non importa quanto lontano nel tempo. La questione del ritorno all´uguale dipende allora, in modo stringente, dalla questione se i movimenti circolari risultano tra loro commensurabili, o multipli di uno stesso periodo assunto come comune unità di misura. Per questo motivo i filosofi del Medioevo che riflettevano sui concetti di libertà o di giustizia, di ordine o di contingenza, dovevano tener conto dell´idea di incommensurabilità elaborata fin dai tempi dell´Accademia platonica. Come si sa, i periodi di Giove e di Saturno stanno circa nel rapporto di 2 a 5; ovvero dopo circa 5 rivoluzioni di Giove i due pianeti ritornano quasi nella stessa configurazione iniziale. Ma questo non implica né che i periodi di Giove e Saturno sono commensurabili, né tanto meno che lo sono altri periodi. Il rapporto 2 a 5 è soltanto un´approssimazione, e soltanto di approssimazioni, in generale, possiamo disporre. In altri termini, un ritorno all´uguale, letteralmente inteso, si rivela impossibile perché si intromettono i numeri irrazionali, che hanno un numero infinito di cifre e non sono rappresentabili con una frazione. Di questo si ebbe consapevolezza critica almeno fin dai tempi di Avicenna. In seguito Leibniz avrebbe ragionato senza riferirsi ai pianeti, riducendo il problema del ritorno all´uguale a un puro calcolo combinatorio: il calcolo del massimo numero di frasi pronunciabili con un numero finito di lettere. Essendo il massimo finito, dopo un lasso di tempo abbastanza lungo, ogni frase, e l´evento corrispondente, si sarebbero ripetuti. Ma lo stesso Leibniz riconosceva che il grande Ritorno, o in termini cristiani l´Apokatastasis o Restitutio universale, non era dimostrabile a causa dell´infinito del continuo e dei numeri irrazionali. In tempi più recenti, la scienza del calcolo su grande scala, la teoria delle perturbazioni e lo studio dei sistemi dinamici hanno fatto capire come certe difficoltà riguardano non solo l´infinito, ma anche il finito molto grande. Non c´è quindi ritorno all´uguale, anche se numeri, figure e pianeti, con i loro movimenti ciclici o spiraliformi, consentono di approssimare i rapporti che procurano armonia e stabilità, come già suggeriva Platone nella Repubblica. Aiuta forse il calcolo anche a salvare miti ed enigmi?

Repubblica 1.9.06
Dall'antica Babilonia alla Grecia di Aristotele: come il cielo era studiato
Quei nomi di dèi che parlano di astri
di Enrico Bellone


Relazioni. Quale rapporto razionale può esistere tra i racconti mitologici e forme di scienza rigorosa come la matematica e l'astronomia
Mappe. Occorre capire come mai le prime descrizioni cosmologiche abbiano raffigurato pianeti e stelle come se fossero degli esseri viventi

Una grande scrofa attende il passaggio sul fiume della barca che trasporta la dea Yaahu Auhu. Al quindicesimo giorno d´ogni mese la bestia attacca la divinità lucente, che muore e poi rinasce. A volte, invece, la scrofa ingoia tutta la vittima: così osserviamo, sulla Terra, una eclisse di Luna. La Luna è, infatti, un corpo vivente e mitico. Appunto, la dea Yaahu Auhu. Un'altra barca naviga sul medesimo fiume. A bordo, il dio Ra. Ovvero, il Sole. Anche qui, la divinità, che nasce ogni mattina, può diventare preda di un grande animale. Un serpente gigantesco, la cui lotta con Ra sta alla radice di spiegazioni sull´eclisse parziale o totale di Sole. Altre divinità prediligono la navigazione sul fiume. Sono i cinque pianeti visibili ad occhio nudo. Uno di essi è Venere, che è però doppia: la prima lampada che a sera si accende in cielo, e anche la prima luce mattutina, annunciatrice dell´arrivo di Ra.
Di che cosa stiamo parlando? Certamente di un fiume. Un immenso fluire di acque che circonda la Terra. Uno dei suoi rami è il Nilo, e infatti le descrizioni appena riportate sul muoversi dei pianeti, del Sole e della Luna risalgono ad antichi documenti egizi. Questi ultimi ci possono oggi apparire come miscele sconcertanti di opinioni insostenibili. Eppure, essi erano forme vere e proprie di sapere astronomico e cosmologico. Alle loro spalle stavano le conoscenze sul cielo che dopo il 2.600 avanti Cristo erano fiorite a Babilonia o nella mitica città di Ninive. Una fioritura che aveva comunque radici ancora più lontane, poiché aveva debiti con la scienza di quel popolo d´incerta origine che furono i Sumeri, i cui argomenti matematici risalgono al 3.500 a.C. e che, dopo un millennio, furono travolti da coloro che per l´appunto scelsero Babilonia come capitale.
Ho parlato di miscele sconcertanti. Che rapporto razionale può infatti esistere tra racconti di scrofe o serpenti ghiotti di divinità lunari o solari e forme di scienza rigorosa come la matematica o l´astronomia? Esistono forse vie culturali per passare dai calcoli sui moti dei pianeti e dalle osservazioni accurate del cielo stellato o dei moti solari alla mitologia e all´astrologia?
Esistono, e come. L´idea centrale, per fare una prima mappa dove siano segnate quelle vie, sta nel capire come mai le prime descrizioni cosmologiche abbiano raffigurato pianeti e stelle come esseri viventi, ed abbiano sistematicamente accoppiato tali vitalità a esseri divini. Come distinguere in modo netto tra il moto di un essere dotato di vita e il moto di Venere o Marte? Per noi, la distinzione sembra ovvia: impariamo nelle scuole che Saturno non ha l´anima e non è dotato di intelligenza. Per chi invece studiava l´universo alcuni millenni or sono, la faccenda era molto più intricata. Chi volesse dedicare un poco di attenzione al comportamento di un pianeta come Marte si accorgerebbe che esso percorre, in mezzo alle stelle, orbite piuttosto strane e con velocità variabili. Periodicamente, per esempio, il suo cammino è retrogrado: torna "indietro" per un poco, e poi riprende a camminare in "avanti". Per usare un linguaggio antico, è un "errante". Perché?
Domanda non ingenua: ha assillato gli scienziati sin dai tempi dei Sumeri. Una soluzione ammissibile, ed effettivamente accettata da molte civiltà antiche, consiste nell´immaginare che tutti i corpi – celesti, animali o vegetali – facciano parte di una comunità universale, e tra loro continuamente interagiscano. Così le grandi costellazioni, o la più comune Luna, hanno poteri, e li esercitano sugli altri enti del cosmo. Ebbene, perché stupirci delle credenze che erano popolari a Ninive, Babilonia o Tebe, visto che l´odierno uomo tecnologico presta non poca attenzione agli oroscopi? I poteri dei pianeti e delle stelle sul nostro vivere sono reali per milioni di individui che consultano l´oroscopo con una attenzione non diversa da quella con cui ascoltano le previsioni metereologiche.
Fatta questa precisazioni sui poteri intrinseci ai pianeti precopernicani, va subito chiarito che la scienza precopernicana era una grande scienza. La matematica e la geometria furono trionfanti, nello studio del cielo, per millenni. Un trionfo garantito dalla stupefacente capacità di previsione dei comportamenti osservabili del Sole, della Luna e dei cinque pianeti visibili senza telescopi. L´associazione narrativa dei pianeti con divinità e l´attribuzione di poteri al Sole o a Saturno erano strettamente connesse con l´impiego di strutture razionali centrate su teoremi geometrici e proposizioni matematiche.
E quei trionfi ebbero il loro peso quando, a partire grosso modo dal 600 a.C., sorse la cultura dei Greci. La vetta dell´astronomia greca ha indubbiamente il nome dello scienziato Eudosso. Il quale, però, era nato in Asia Minore ed aveva studiato astronomia ad Eliopoli in Egitto, per poi approfondire le proprie conoscenze in matematica, in medicina, metafisica e musica sotto l´influenza dei pitagorici e di Platone.
Anche per Eudosso i pianeti sono entità da trattare con estrema raffinatezza, facendo leva sulla geometria. Nella cui cornice razionale il cerchio è una figura di perfezione assoluta: tutte le stelle cosiddette fisse, infatti, si comportano come se fossero incastonate in una sfera che ruota uniformemente attorno ad un asse, così che noi, ancorati sulla Terra, non possiamo fare a meno di vedere ciò che si vede, e cioè il regolare spostarsi delle costellazioni. I moti strani dei pianeti, del Sole e della Luna con Eudosso, cessano d´essere strani: con una raffinata composizione di moti circolari uniformi le stravaganze planetarie sono ricondotte all´ordine e all´armonia. In tutto bastava aggiungere, alla sfera delle stelle fisse, altre 26 sfere.
Le divinità non erano più indispensabili. Bastavano i teoremi. Le nostre conoscenze su ciò che davvero sosteneva Eudosso non sono del tutto esaurienti. Ci restano, più che altro, testimonianze indirette. Ma sicuramente sappiamo che nei millenni intercorsi tra la grande bestia che divora la Luna e le sfere di Eudosso il fondamento della conoscenza sui pianeti è la razionalità matematica, accoppiata alla tenace osservazione dei moti celesti. Anche le più mitiche storie cosmogoniche ci parlano, tutto sommato, di una evoluzione culturale nelle cui trame il mondo dovrebbe essere armonioso e rifuggire dal caos. Molti secoli trascorrono dalle 27 sfere di Eudosso al primo abbozzo che Copernico tracciò, in un manoscritto, del proprio sistema. Vale allora la pena di rileggere le ultime parole di quel manoscritto: «In tal modo, dunque, bastano 34 circoli per spiegare l´intera struttura dell´universo, così come la danza dei pianeti». D´antica data è la modernità.

La Repubblica 10.7.06, pag. 30, sezione COMMENTI
Se la sinistra incontra il pensiero cattolico
di ALDO SCHIAVONE


In che termini si pone oggi il rapporto fra i valori e le idee che orientano la sinistra italiana, e quelli che ispirano il pensiero cattolico più impegnato in senso riformatore? Siamo innanzi a uno scarto destinato ad allargarsi con sempre maggior evidenza, o è realistico lavorare a una sintesi tale da reggere il peso di una formazione politica comune? E in quest' ultima, se nascesse, cosa resterebbe autenticamente di sinistra? Al fondo del dibattito sul partito democratico si agita - più o meno inespresso - anche un serio problema culturale, peraltro affiorato in queste settimane da un' altra prospettiva, in apparenza solo storica ma in realtà tutta politica: quella del tramonto - annunciato come definitivo - del cosiddetto "cattocomunismo" di togliattiana e berlingueriana memoria: un cattivo auspicio per nuovi incontri. Evidentemente, la risposta alle nostre domande dipende anche da cosa intendiamo, dal punto di vista delle persuasioni e delle scelte intellettuali, per "sinistra": identificazione ormai assai nebulosa, che ha dalla sua in molti casi più le ragioni del cuore e della memoria, che non quelle di un' analisi e di un progetto definiti. Ed è una difficoltà spiegata da molti elementi: una congiuntura internazionale culturalmente non favorevole, che dura da decenni, non meno della confusione con cui fu compiuto in Italia, in modo tardivo e affannoso, il superamento della "tradizione comunista". In una simile situazione, a me non pare che vi siano fedeltà da preservare con particolare tenacia. Non ho mai amato la metafora delle "radici", cristiane o socialiste che siano. Le identità moderne sono onde, non alberi; le nutrono il mare e il vento, non la terra: ogni giorno vi si rimette tutto in gioco, e nulla si custodisce, se non nella trasformazione. Dobbiamo saper mescolare le carte del nostro passato: l' unico modo per tenerle davvero in ordine. Non avrei esitazione ad affermare perciò che intorno ad alcune grandi questioni ideali la storia intellettuale europea e italiana - per come comincia ad apparirci, oltre lo schermo delle barriere ideologiche attraverso cui l' avevamo finora interpretata - contenga nuclei di pensiero cattolico e di elaborazioni socialiste che possiamo provare a tenere finalmente insieme entro il medesimo orizzonte. Mi limiterò a due esempi. Il primo riguarda un essenziale punto di principio: la praticabilità e l' attualità di una critica all' ordine capitalistico del mondo. Oggi la Chiesa cattolica mantiene una preziosa finestra aperta in questa direzione - preziosa, perché ci salva dalla dittatura del presente, sotto cui ogni sinistra perde l' anima. La Chiesa può farlo perché il fondamento del suo discorso non è economico, e non presuppone la contraddizione di classe fra capitale e lavoro, ormai resa residuale dalla potenza istituzionalizzata della tecnica (come Marx stesso aveva in qualche modo previsto, ai margini estremi del suo pensiero). Ma si basa piuttosto su un assunto di carattere etico, che critica l' esistente - l' onnipotenza del mercato - in nome di qualcosa che assomiglia - che possiamo sempre più avvicinare - a una morale universale dell' emancipazione umana, che agisce come un dispositivo di contestazione e di speranza. So bene che nell' insegnamento cattolico molto spesso i motivi anticapitalistici si confondono con quelli di una critica pregiudiziale della modernità, e che ciò apre un problema delicato, che arriva sino al rapporto fra storicità e destino. Ma credo che la sinistra debba tornare a guardare senza complessi in questo nodo: il fallimento del comunismo non fa dell' ordine capitalistico la fine della storia. Bisogna ritrovare una misura condivisibile - razionale, ma non solo economica - del mondo. E questa ricerca ha una sua microfisica, che ci coinvolge qui e ora, già nel governo delle nostre città, delle nostre istituzioni, del nostro paese. Il secondo punto, connesso al primo, si riferisce al rapporto fra etica e politica. Devo confessare tutta la mia insofferenza per la polemica sul relativismo che ha riempito le pagine dei nostri giornali. Secondo una deformazione inammissibile, si è presentato il relativismo etico come un frutto avvelenato della sinistra, e si è attribuita la difesa dell' universalità e dell' assoluto al pensiero conservatore guidato dalla tradizione cattolica, dimenticando però che la rivendicazione di diritti universali "naturali" è il cuore dell' illuminismo franco-kantiano con i suoi esiti giacobini, mentre tutta una tradizione conservatrice e storicista, da Herder a Croce, ha sempre difeso il carattere transeunte di ogni costruzione storica, etica compresa (un libro di Zeev Sternhell sull' "anti-illuminismo", appena uscito in Francia, sarebbe un buon esercizio di lettura: la modernità è un ben complesso groviglio). Da un punto di vista cognitivo, l' approccio relativistico e probabilistico è il culmine della scienza moderna, ed è l' unico che aiuta a comprendere la struttura dell' universo, e dunque la sintassi di Dio. Ma quanto più la natura, indagata in modo adeguato, perde il carattere ideologico di regno della certezza e dell' eterno - e dunque quel valore di disciplina e di vincolo che le avevamo attribuito (se è specchio di Dio, ebbene, Dio non è questo) - e presenta come il suo tratto più autentico la propria illimitata manipolabilità da parte della tecnica, tanto più abbiamo bisogno di sostituire in modo persuasivo la sua dileguata funzione normativa ed esemplare. E non possiamo farlo altrimenti che con un' etica centrata intorno al valore universale della specie, e delle infinite potenzialità che essa contiene ed esprime nella storia (un segno di Dio?) attraverso la singolarità e l' eguaglianza delle vite. Insomma, la costruzione di un integrale umanesimo morale, le cui regole siano in grado di orientare, attraverso la politica e il suo progetto, la tecnica e l' economia. Il primato di un rapporto fra etica e politica mai sperimentato finora può diventare il retroterra di un nuovo schieramento. Ma questo richiede un lavoro enorme, che nessuna delle tradizioni oggi in campo può sperare di condurre da sola. Bisogna dunque farsi leggeri, e prendere il volo, insieme.

mercoledì 30 agosto 2006

Istituti Italiani di Cultura
"Settimana Bellocchio" a Parigi dal 25 al 29 settembre
con Massimo Fagioli


Incontri, conferenze e tanti altri argomenti sono gli ingredienti affrontati nel corso della settimana della cultura straniera che vedrà il regista italiano Marco Bellocchio, ospite dell'IIC della capitale francese

Parigi - Nell'ambito della settimana della cultura straniera a Parigi il regista italiano Marco Bellocchio sarà ospite dal 25 al 29 settembre dell'Istituto Italiano di Cultura della capitale francese. Invitati a partecipare alla "Settimana Bellocchio " anche Alexandre Adler (giornalista e storico), Corrado Augias (giornalista e scrittore), Pier Giorgio Bellocchio (produttore), René de Ceccatty (scrittore), Massimo Fagioli (psichiatra) e Pietro Montani (filosofo).
Sarà un momento di eccezionale importanza e di approfondimento sia sulle tematiche che compongono l'universo del cinema che sulle personalità principali che hanno costiutito la cinematografia italiana fino ad oggi.
Una vasta selezione di lungometraggi verrà proiettata nel teatro dell'hotel di Galliffet. Numerosi i film in programma e cinque incontri dibattito che si svolgeranno ogni sera alle 20 e 30.
Sarà il tema "Il cinema" ad aprire l'angolo della conferenza dibattito con Corrado Augias, Pier Giorgio Bellocchio e Marco Bellocchio. Il giorno seguente il dibattito si sposterà su "La politica" con Alexandre Adler, Corrado Augias e Marco Bellocchio. E ancora "Il teatro e il cinema " con Corrado Augias, Marco Bellocchio, René de Ceccatty; il quarto giorno "Le Dernier Film : Il regista di matrimoni" con Marco Bellocchio e Pietro Montani e per ultimo "Les Images nouvelles " con Marco Bellocchio e Massimo Fagioli.
Per quanto riguarda il programma filmografico lunedì 25 settembre si comincia di pomeriggio con le proiezioni dei film "I pugni in tasca" del 1965 e "La Cina è vicina". A seguire, in seconda serata, "Nel nome del padre" diretto nel 1971. Martedì 26 settembre sempre di pomeriggio verranno proprosti "Sbatti il mostro in prima pagina", "Matti da slegare" diretto nel 1975 e "Marcia trionfale " del 1976.
Il 27 settembre "Il gabbiano" 1977, "Enrico IV", "La balia", seguirà la visione de "Il principe di Homburg ". Il 28 settembre "L'ora di religione"; "Buongiorno, notte", in seconda serata "Il regista di matrimoni ". Il 29 settembre verrà proiettato il "Diavolo in corpo", "La condanna" ed infine "Il sogno della farfalla ".
Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 156 - Anno XIII, 30 agosto 2006


da questo indirizzo e poi cliccando sull'apposito link può essere scaricato il programma completo della "Settimana" in pdf


CREATEURS D’AILLEURS
PROTAGONISTES DU XXe SIECLE

La Semaine des cultures étrangères a été réalisée avec le soutien de
Ministère de la Culture et de la Communication
Ministère des Affaires étrangères
Mairie de Paris

La Semaine des cultures étrangères arrive cette année à sa cinquième édition. Lancée en 2002 pour mettre en valeur le rôle de « passeurs de culture » joué par les centres et les instituts culturels étrangers à Paris, la Semaine des cultures étrangères s’est imposée rapidement comme l’un des événements forts de la vie culturelle parisienne. Fidèle à sa mission de promotion de la diversité culturelle, la Semaine est consacrée cette année aux grandes personnalités qui ont profondément marqué la culture contemporaine dans ses domaines les plus variés, de la musique au cinéma, du théâtre aux arts plastiques, de la littérature à l’architecture. Les centres et les instituts étrangers ayant adhéré à cette initiative ont choisi de rendre hommage, tout au long d’une semaine, du Lundi 25 septembre

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du lundi 25 au vendredi 29 septembre
MARCO BELLOCCHIO PAR LUI MÊME
Istituto Italiano di Cultura
Accès aux manifestations: 50, rue de Varenne
et à partir de 20h: 73, rue de Grenelle 75007 Paris

Il naît à Piacenza (Italie) en 1939. Son premier film, Les poings dans les poches, présenté au Festival International de Locarno en 1965, le place au devant de la scène cinématographique internationale. Rompant avec le néoréalisme, il a été défini comme le «dernier des Mohicans» de la Nouvelle Vague italienne.
Depuis les années 60, le cinéaste ne cesse de déployer son radicalisme iconoclaste en créant des oeuvres baroques et engagées. En effet, il s’attaque dans un corps à corps furieusement subversif et visionnaire aux valeurs traditionnelles de la société italienne: la religion, la famille, l’armée.
A partir des années 80, Marco Bellocchio change progressivement sa manière de concevoir et de tourner les images de ses films, sous l’influence des recherches qu’il mène avec le psychiatre Massimo Fagioli en «Analyse collective». Du Saut dans le vide (1980) au Diable au corps (1986), cette collaboration ne manque jamais de soulever un tollé parmi les critiques.
Arrivé à l’âge de 60 ans, Marco Bellocchio continue de provoquer la polémique en Italie: en 2002, il suscite des réactions de la part du Vatican avec un nouveau film sur l’Eglise catholique, Le Sourire de ma mère, et, deux ans plus tard, à travers Buongiorno, notte, il jette un regard lucide et lyrique sur les “années de plomb” en revenant sur l’assassinat d’Aldo Moro.
Du 25 au 29 septembre, en présence du grand cinéaste, Alexandre Adler (journaliste et historien), Corrado Augias (journaliste et écrivain), Pier Giorgio Bellocchio (essayiste), René de Ceccatty (écrivain), Massimo Fagioli (psychiatre), Pietro Montani (philosophe) démêleront les lignes de forces de son oeuvre subversive et de son activité d’intellectuel engagé.
Il s’agira d’une occasion exceptionnelle de rencontrer et de découvrir l’une des personnalités majeures du cinéma italien d’aujourd’hui. Une large sélection de ses long-métrages sera projetée dans le théâtre de l’Hôtel de Galliffet.

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Vendredi 29 septembre:
15h30 Projection de Diavolo in corpo, 1986, 115’
17h30 Projection de La condanna, 1991, 95’
20h30 Conférence/rencontre : Les Images Nouvelles Avec Marco Bellocchio et Massimo Fagioli
22h Projection de Il sogno della farfalla, 1994, 111’
ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
Pour plus d’informations : www.ficep.info

Pour célébrer la tradition d’accueil des cultures étrangères qui font de Paris l’une des villes les plus cosmopolites au monde et la contribution irremplaçable que lui apportent les établissements culturels implantés dans la capitale, le Forum des instituts culturels étrangers à Paris a choisi d’organiser en 2006 le rendez-vous annuel qu’il donne au public - cette Semaine désormais inscrite si profondément dans notre agenda culturel - autour des « créateurs d’ailleurs ». Venus d’ailleurs, les écrivains, artistes, cinéastes, architectes, musiciens d’hier ou d’aujourd’hui que ces instituts nous invitent à découvrir ou à redécouvrir - célèbres ou méconnus, déjà classiques ou contemporains, chacun d’eux jouant un rôle de passeur emblématique vers sa langue ou sa culture - nous rappellent que la langue et la culture françaises, dans ce qu’elles ont de singulier et peut-être de plus précieux, sont inséparables d’un dialogue avec l’autre, cet audelà de nous-mêmes que chacun à sa manière, dans le registre ou le mode d’expression qui lui est propre, nous désigne comme un indispensable horizon. Car nous avons besoin d’ailleurs pour être pleinement ici, comme nous avons besoin du rêve pour être pleinement lucides, un ici qui ne saurait se concevoir sans cette possibilité de dépassement ou de métamorphose que nous proposent leurs créations. Venus d’ailleurs, ils créent l’ailleurs en nous, y introduisent le doute, l’émerveillement, l’inouï ou l’inédit, et dans ce dépaysement intime, en «exaltant ce choc des divers» où Segalen voyait «la source de toute énergie», nous portent au devant de nous-mêmes en nous faisant plus intensément exister. Parce que la connaissance d’une langue est le plus sûr moyen d’accès à une culture, et qu’elle nous permet, lorsque la langue est le matériau de leur création, d’apprécier les oeuvres dans leur vérité propre, il était naturel que les instituts culturels étrangers à Paris saisissent l’occasion de la Journée européenne des langues, le 26 septembre, pour promouvoir l’offre de cours dont ils sont porteurs. Le Ministère de la Culture et de la Communication et le FICEP se sont associés pour proposer au public un «passeport pour les langues» et l’inviter ainsi à se laisser tenter par une initiation à une langue venue d’ailleurs. Dans un monde «global» où toutes les langues dialoguent, au moins virtuellement, avec toutes les langues, où les langues ont cessé d’être étrangères l’une à l’autre, les « langues d’ailleurs » sont aussi des « langues d’ici », dès lors que nous avons besoin d’elles pour dialoguer avec autrui. Les « créateurs d’ailleurs » nous parlent, d’eux-mêmes, de nous, dans une langue qu’il ne tient qu’à nous de faire nôtre. En les célébrant, la FICEP apporte un concours précieux à notre engagement en faveur de la diversité des langues et des cultures.

Renaud Donnedieu de Vabres Ministre de la Culture et de la Communication

Si Paris mérite le nom de Ville Lumière c’est qu’elle a su au fil des siècles accueillir la créativité du Monde, être le carrefour et souvent le refuge des penseurs et des artistes étrangers. Cette ouverture à l’autre, ce désir de rencontres et d’échanges fondent toujours, et j’en suis heureux, l’identité de notre capitale. Véritables ambassades de la création, les Instituts Culturels Etrangers sont, à Paris, des lieux essentiels d’ouverture sur le monde. Pour cette cinquième édition de la Semaine des cultures étrangères, ils invitent les Parisiens à découvrir ou mieux connaître les grandes personnalités dont l’oeuvre a façonné le XXème siècle. Redécouvrir l'oeuvre de Franz Kafka au Centre culturel tchèque, entendre la poésie de Pessoa à l’Institut Camões, celle de al-Baradouni au Centre culturel du Yémen ou encore écouter le compositeur russe Chostakovitch… Cette semaine est l’occasion magnifique de partir à la rencontre de trente-trois pays, trentetrois cultures qui nous sont étrangères et, en même temps, étonnamment proches et touchantes tant l’art est universel. Dans le temps du siècle dernier, dans l’espace des cinq continents, je vous souhaite un très beau voyage.

Bertrand Delanoë Maire de Paris

Festival Cinematografico di Venezia
Marco Bellocchio. Arriva a Venezia l'8 per ricevere il premio Bianchi del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. Ha scelto di ripresentare alla Mostra Diavolo in corpo del 1986, un film che fece scandalo, avvio della collaborazione di Bellocchio con l'analista Massimo Fagioli. (da Panorama..it)

domenica 6 agosto 2006

http://staminali.aduc.it/php_newsshow_0_5544.html
Cellule Staminali (http://staminali.aduc.it),
notiziario quattordicinale sulla clonazione terapeutica
Edito da:
ADUC. Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
Via Cavour, 68 - 50129 Firenze - Tel. 055.290606 - Fax 055.2302452 - aduc@aduc.it
Anno 2006 Numero 119 del 04-08-2006

Italia. Question time di Prodi alla Camera sulla ricerca con le staminali


Romano Prodi ha scelto di prendere di petto la questione della ricerca sulle cellule staminali, andando a rispondere, per la prima volta nella legislatura, al question time alla Camera. Qui lo aspettavano due interrogazione di parte cattolica, una dall'opposizione (l'Udc) primo firmatario Luca Volonte', e una dalla maggioranza (l'Udeur); mentre il clima era stato preparato dalle parole ostili dell'Avvenire, che criticava il compromesso europeo di cui l'Italia e' stata protagonista, e soprattutto da una nota della presidenza della Cei, che giudicava quel compromesso 'moralmente inaccettabile', in relazione al fatto che permette di sostenere le ricerche su linee cellulari staminali di origine embrionale 'la cui produzione comporta e continuera' a comportare la soppressione di embrioni umani'.
Per il cattolico Prodi, capo di una coalizione dove convivono posizioni opposte sul punto, la sfida era quella di difendere il punto di equilibrio raggiunto nella maggioranza e il conseguente compromesso europeo, senza mettersi contro ad una posizione ufficiale dei vescovi.
Nelle sue risposte all'Udc e all'Udeur, Prodi ha quindi sottolineato, sul piano politico, che la posizione sostenuta dal ministro Fabio Mussi in Europa e' stata 'costantemente concordata' con lui; e, sul piano del merito, che l'accordo europeo va letto come un 'importante passo avanti' per la tutela della vita 'fin dal concepimento'. A queste parole il presidente del Consiglio ha aggiunto un altro impegno che va nella direzione chiesta dai vescovi, cioe' ad assumere 'l'inviolabilita' assoluta dell'embrione' come criterio per i comportamenti del governo, a livello nazionale e comunitario. Per ulteriormente sottolineare l'impegno in questo senso, Prodi ha aggiunto l'auspicio che il Parlamento europeo accetti il principio di fissare una data 'oltre la quale non sia piu' possibile ottenere linee cellulari' da usare a scopi di ricerca. Una posizione, ha tenuto a sottolineare Prodi, che Mussi ha gia' sostenuto, ma che per ora non e' stata accettata.
Prodi ha aggiunto che si impegnera' 'personalmente' per raggiungere questo risultato a Strasburgo. La difesa del ministro della Ricerca da parte di Prodi ha trovato riscontro nella parole con cui Mussi ha a sua volta sottoscritto l'intervento di Prodi, definendolo 'una degnissima conclusione di una vicenda complicata'; anche se poi il ministro ha tenuto le distanze dall'espressione chiave usata da Prodi, la tutela della vita 'fin dal concepimento' ('ognuno usa i toni che gli sono propri', ha commentato Mussi).
Ma sono proprio queste parole, e in generale l'impostazione data da Prodi a difesa dell'embrione, ad avere qualche strascico polemico nell'Unione. I cattolici vi leggono la conferma dell' interpretazione restrittiva da loro data alla mozione approvata al Senato; e, come fa Paola Binetti assieme ad altri colleghi, enfatizzano l'impegno di Prodi perche' il Parlamento europeo inserisca la data certa per porre un limite all'uso delle linee cellulari embrionali. Parallelamente, emergono i malumori sul fronte laico: il radicale Marco Cappato rimprovera a Prodi di aver avallato quello che chiama il 'dogma clericale' dell' inviolabilita' dell'embrione, mentre un gruppo di deputate nota che l'espressione 'tutela della vita fin dal concepimento' non si trova nella mozione approvata al Senato. E le senatrici del Prc giudicano 'incongruenti' alcune parole di Prodi.
Opposto l'atteggiamento dei Popolari-Udeur: Mauro Fabris afferma di apprezzare la volonta' espressa da Prodi, ma avverte che il suo partito intende vigilare per evitare che possano ora passare interpretazioni come quella data da Emma Bonino, per la quale la mozione approvata dal Senato andava letta come un primo 'passettino in avanti' verso una piu' ampia liberalizzazione.
Nell'opposizione, invece, si notano due tipi di atteggiamento. Da Forza Italia e da An si muove la stessa accusa a Prodi, cioe' quella di difendere, dice Riccardo Pedrizzi (An), la 'mozione truffa' italiana e il conseguente 'accordo truffa' europeo, mettendosi cosi' in contrasto, afferma Isabella Bertolini di Forza Italia, con la Chiesa ed i vescovi.

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Prodi metta lo stesso impegno profuso a convincere i senatori dell'Unione a votare sull'Afghanistan, per convincere anche gli eurodeputati italiani a battersi a Strasburgo per far inserire la data limite nella produzione di linee cellulari embrionali da utilizzare nella ricerca. Lo ha Volonte', replicando in aula a Prodi. Dopo che Prodi si e' impegnato a far si' che l'Assemblea di Strasburgo inserisca nel testo del Settimo Programma quadro la cosiddetto 'cut off date', l'esponente dell'Udc ha replicato. 'Voglio apprezzare due cose nella sua risposta il suo rispetto per la vita umana fin dal suo concepimento e il suo impegno verso gli europarlamentari italiani che spero sia tale e quale a quello che ha avuto verso i senatori della sua maggioranza che hanno avuto opinioni diverse sull'Afghanistan'.
'Sono felice che lei dica che il suo impegno e quello del governo italiano al Parlamento europeo e' quello di mettere la data. Immagino che lei fara' tutto il possibile per modificare l'accordo raggiunto lunedi', e tuttavia lei non ci ha spiegato attraverso quali modalita'; per esempio una lettera ai parlamentari italiani a Strasburgo o una lettera al rappresentante italiano alla Commissione Europea. Io la invito fortemente a lavorare in questa direzione, perche' c'e' in gioco la vita umana'. 'La sua risposta e' ambivalente tuttavia prendiamo atto del suo impegno, anche se l'Accordo raggiunto a Bruxelles rimane per noi inaccettabile'.

Il presidente del Consiglio "non ha mai fatto riferimento ad una cut-off-date come di una data oltre la quale l'embrione non e' piu' impiantabile". Lo precisa l'ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei ministri in una nota.

"La risposta di Prodi e la sua convinzione della tutela della vita umana fin dal concepimento, il suo impegno pubblico a fare tutto il possibile affinche' venga tolta ogni ipocrisia e contraddizione che riguarda la ricerca sulle cellule staminali embrionali, nel VII Programma quadro, sono belle parole. Tuttavia, i fatti sono altri". Lo ha detto il capogruppo Udc Volonte'.
"Nel premier ritroviamo una non chiara coscienza di cio' che e' accaduto in questi mesi -sostiene Volonte'- non e' chiaro se il ritiro della firma di Mussi abbia avuto o meno il suo avallo, ne' il perche' non sia stato invitato a riformare la minoranza di blocco". Inoltre rimane ambigua la posizione italiana sull'utilizzo di linee di cellule staminali esistenti. "Nemmeno una parola e' stata spesa sulla possibilita' di avvalersi della distruzione degli embrioni prodotti in altre parti del mondo o in laboratori privati, con il conseguente pericolo di un mercato nero degli embrioni. Tutti elementi di gravissima preoccupazione". Rimane quindi da parte dell'Udc il giudizio negativo sull'operato del ministro Mussi e sull'"intesa omicida" raggiunta dall'Europa. "Spetta a Prodi l'onere della prova di convincerci delle sue buone intenzioni, purtroppo cio' che e' accaduto finora fa temere per il peggio".

L'Udeur sara' 'vigile' affinche' nel campo della ricerca sulle staminali non si facciano altri 'passetti avanti evocati dal ministro Bonino'. Cosi' Mauro Fabris, capogruppo del partito del Campanile alla Camera, ha risposto a Prodi. Fabris, che ha presentato una delle due interrogazioni sulla ricerca sulle staminali embrionali, ha espresso 'apprezzamento' per l'impegno di Prodi a far si' che il Parlamento europeo possa inserire nell'accordo la data limite di produzione per le linee cellulari derivate da embrioni utilizzabili in ricerca. Fabris ha pure sottolineato che la mozione sulle staminali approvata al Senato la scorsa settimana pone dei limiti 'precisi' alla ricerca. 'Questa materia come lei sa non e' parte dell'accordo di Governo, per cui noi saremo fermi e vigili affinche' questo limite non sia oltrepassato, affinche' non si facciano quei passettini avanti evocati dal ministro Bonino nella direzione di compromettere la vita umana'.

"L'intervento del presidente del Consiglio sulle recenti decisioni dell'Europa sugli embrioni e' stato davvero imbarazzante". Lo afferma il capogruppo di Fi in commissione Esteri Patrizia Paoletti Tangheroni. "Imbarazzante nella forma perche', mentre venivano esposti argomenti delicati che lacerano le coscienze, egli preferiva sghignazzare con Chiti. E imbarazzante nella sostanza per le cose che ha detto: Prodi non puo' sostenere che da un lato e' felice perche' quello di Bruxelles sarebbe stato un grande successo per la difesa della vita, e poi sostenere che si tratta di eliminare solo quegli embrioni gia' esistenti su cui, evidentemente, e' prevista licenza di uccidere. Il giulivo professor Prodi proprio non si rende conto delle cose che sostiene, ed e' per questo che in parte andrebbe assolto, ma intanto il principio che e' passato e' il seguente: cio' che afferma la legge 40, e cioe' che l'embrione e' vita umana, oggi l'Europa lo nega. E' questo e' gravissimo perche' si ammette che il principio vale in alcuni casi e per altri no".

"Prodi si schiera con Mussi, contro la chiesa e contro la volonta' della maggioranza degli italiani. E' il principe dell'ipocrisia. Anche sulle staminali il professore dimostra di essere il cameriere della sinistra e di avere un peso specifico uguale a zero. Sposa una decisione che la Cei giudica moralmente inaccettabile. I cattolici del centro sinistra sono umiliati e delegittimati. Noi continueremo a sostenere la ricerca scientifica, nel rispetto della vita, e degli alti valori etici e spirituali indicati dalla chiesa". E' quanto dichiara Isabella Bertolini di Forza Italia.

"Prendiamo atto che il cattolico "adulto" Prodi, contrariamente all'intero mondo cattolico (e' di oggi la presa di posizione chiara e inequivocabile della Cei), si vanta della mozione-truffa approvata al Senato dal Sinistracentro con il voto determinante dei sedicenti cattolici di quello schieramento, nonche' del conseguente accordo-truffa raggiunto in seno al Consiglio europeo sulla competitivita' grazie al contributo del ministro Mussi, la cui condotta, come ha fatto sapere il premier, e' stata costantemente concordata con lui stesso. Il governo, dunque, e questo e' un fatto da rimarcare, rivendica con orgoglio l'ipocrita e farisaica intesa raggiunta in Europa, che non garantisce affatto l'inviolabilita' dell'embrione ne' il principio non negoziabile della tutela della vita umana fin dal concepimento". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An. "Prendiamo atto, inoltre, che Prodi, a nome del governo e della coalizione di cui e' leader, si e' assunto un impegno ben preciso: fare di tutto perche' l'Europarlamento, emendando l'accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo, fissi una data-spartiacque che impedisca che si continuino a distruggere embrioni per ricavarne le cellule staminali e chiedere il finanziamento delle sperimentazioni su di esse. Intendiamoci sarebbe solamente una sorta di riduzione del danno, nulla di piu' e di meglio. Perche' quello che il Parlamento Europeo dovrebbe fare, per garantire davvero l'inviolabilita' dell'embrione e il principio non negoziabile della tutela della vita umana fin dal concepimento, e' negare qualunque finanziamento a qualsiasi sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. Vedremo, comunque, se Prodi manterra' almeno questa promessa".

"Nel question time di oggi alla Camera il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi ha parlato di 'inviolabilita' assoluta dell'embrione'. Utilizzare la categoria dell'assoluto' non aiuta mai a ragionare". E' quanto dichiara Marco Cappato, europarlamentare, segretario dell'associazione Luca Coscioni "In un Paese dove e' consentita comunque la ricerca sulle staminali embrionali (importate dall'estero) e dove il governo sostiene in sede europea la finanziabilita' di tale ricerca, un primo ministro che parla di 'embrione intoccabile' contribuisce a far circolare un dogma clericale inutile prima ancora che falso. Se soltanto Prodi ricordasse che gli embrioni da utilizzare per la ricerca sono comunque destinati alla spazzatura, sarebbe piu' facile anche per lui rivendicare al suo governo una decisione europea che costituisce una speranza per decine di milioni di persone malate in Europa. La loro speranza costituisce per noi certamente, piu' che un 'assoluto', un obiettivo da perseguire in modo urgente e concreto".

"Apprezzo la posizione estremamente chiara del presidente del Consiglio nell'impegnarsi personalmente per salvaguardare la tutela della vita umana": il vicepresidente della commissione Affari sociali e Sanita' della Camera, Dorina Bianchi (Dl), esprime il suo pieno apprezzamento per le parole di Romano Prodi. Quello raggiunto in sede europea "e' un risultato importante. Quanto stabilito e' un'apertura alla ricerca senza danni per la vita e trovo apprezzabile che Prodi si sia impegnato a risolvere l'unica questione aperta, una data da fissare per garantire la coerenza tra rispetto della vita e apertura alla ricerca, cosi' come il ministro Mussi aveva proposto".

Romano Prodi sia garante, anche a livello comunitario, della risoluzione approvata dal Senato secondo cui non e' possibile fare ricerca su embrioni umani, se non su quelli non piu' impiantabili. E' la richiesta di Angelo Picano (Popolari-Udeur) al premier. 'L'esito del referendum popolare del 2005, sulla modifica della legge 40/2004, legge che tutela la dignita' umana sin dal concepimento, e' infatti la dimostrazione di come i cittadini contribuenti non desiderino trovarsi nella situazione di finanziare dei progetti di ricerca che vanno contro le proprie convinzioni piu' profonde'.

'Non credo che ci siano davvero i margini che auspica Prodi per inserire anche una cut-off date. Sarebbe anche un fattore limitante per la ricerca'. Cosi' Lanfranco Turci, deputato della Rosa nel pugno, commenta le risposte di Prodi. 'Da questa vicenda esce fuori un dialogo positivo fra due parti che erano state in contrasto durante il referendum sulla legge 40, cioe' tra una parte del mondo cattolico e l'ala, maggioritario nell'Unione, piu' libertaria. Abbiamo ancora dei contrasti e il dibattito li ha evidenziati. A tutti sta a cuore la tutela della vita umana, ma per noi usare embrioni sovrannumerari per la ricerca e' un modo per tenere fede a questo principio. Rientra in un'idea di solidarieta' umana e fra generazioni. Sappiamo tutti che su queste materie non c'e' una posizione nel programma dell'Unione. Ma c'e' un avvicinamento fra le diverse anime che e' un dato di novita' e su cui vorrei lavorare'.

'Se e' vero che tra il dire e il fare c'e' di mezzo il mare, e' altrettanto vero che Volonte' dell'Udc confonde premier'. Fa notare Marco Rizzo del Pdci. 'Sulle staminali l'Italia ha avuto un ruolo determinante in Europa. Si e' raggiunto un compromesso che rispetta sia laici che cattolici e che costituisce un freno ai tentativi della cattiva politica di strumentalizzare un tema cruciale e delicato, che interseca la ricerca scientifica, la salute e la felicita' degli individui. Salutiamo positivamente che le forze di progresso abbiano saputo tutte fare un passo indietro, o avanti, nell'interesse comune'.

Enrico La Loggia, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, definisce 'dichiarazioni ipocrite ed inaccettabili' le risposte che il presidente del consiglio, Romano Prodi, che 'dimostrano ancora una volta la grave ambiguita' del governo e della maggioranza su un tema, quello della difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, sul quale gli italiani si sono chiaramente espressi in occasione del referendum'. Inoltre 'c'e' da restare sconcertati e delusi dall'assoluta indifferenza dei cattolici del centro sinistra, ridotti ormai al ruolo di comodo abili da parte di chi persegue invece politiche diametralmente opposte rispetto alla salvaguardia dei principi e dei valori propri del cristianesimo'.

'La proposta di fissare una data ultima oltre la quale l'embrione e' considerato non piu' impiantabile in utero e comunque destinato alla distruzione (cut off date) e' un obbrobrio giuridico che colpisce alla radice il diritto alla vita'. Lo afferma il deputato di Fi Francesco Giro. 'Stupisce che il presidente del Consiglio ne sia diventato un convinto sostenitore senza aver consultato ne' la maggioranza che lo sostiene, ne' il Parlamento ne' le commissioni competenti. Che la tesi del cut-off-date sia addirittura diventata la soluzione che l'Italia si accinge a promuovere in sede europea e' inquietante e l'ennesima dimostrazione di un governo autoritario, che non tiene in alcun conto neppure le valutazioni dei suoi alleati, soprattutto se di ispirazione cattolica e moderata'. A questo punto ci attendiamo un sussulto e una reazione della Margherita di fronte alle ripetute incursioni di Mussi prima e di Prodi oggi'.

La definizione di una data come 'spartiacque' per l'utilizzo a fini di ricerca di linee cellulari embrionali esistenti, auspicata dal presidente del Consiglio Romano Prodi, rappresenta un 'compromesso necessario'. Ne e' convinto il direttore dell'Istituto sulle cellule staminali dell'Istituto San Raffaele di Milano, Giulio Cossu. Secondo l'esperto va pero' fatta chiarezza sul complesso discorso relativo alle 'date': 'Una cosa e' definire una data convenzionale dopo la quale si decide che non e' piu' possibile produrre e utilizzare nuove linee cellulari embrionali; altra cosa e' riferirsi alla definizione di una data oltre la quale convenire che gli embrioni attualmente crioconservati non sono piu' impiantabili e possono dunque considerarsi utilizzabili per la ricerca'. Su questo secondo punto 'anche l'Europa ha preso tempo, poiche' si tratta di una questione complessa scientificamente e che va studiata con cautela'.
Quanto invece alla prima data, e' da considerarsi 'un compromesso; in altre parole, un modo per accordare tutti: da un lato permettere entro dei limiti la ricerca sulle cellule staminali embrionali, dall'altro andare incontro alle richieste del fronte cattolico che chiede che non vengano prodotte nuove linee cellulari'. C'e', insomma, 'la volonta' di venirsi incontro e questo e' indubbiamente un fatto positivo'.
Riferendosi invece alle proprie convinzioni personali, lo scienziato tiene a precisare di pensarla in modo diverso: 'Credo che gli embrioni crioconservati siano talmente tanti che non hanno di fatto una probabilita' reale di essere impiantati in utero e svilupparsi. E' come se fossero soggetti in coma cerebrale: respirano ma hanno una speranza di recupero troppo piccola e per questo credo possano essere utilizzati per la ricerca e per dare nuove speranze a tanti malati'.

"Le dichiarazioni di Prodi sulla definizione della data oltre la quale l'embrione non e' piu' impiantabile sono incongruenti". E' quanto sostengono le senatrici del Prc Tiziana Valpiana, Maria Luisa Boccia e Giovanna Capelli, commentando cio' che ha detto il presidente del Consiglio. Per le senatrici del Prc "la questione principale non e' quella di stabilire il criterio convenzionale che stabilisce cosa e' vita e cosa non lo e', affidando questo compito alla scienza. La cosa importante e' distinguere gli embrioni crioconservati dall'embrione vitale. E' la scelta della donna di accogliere l'embrione e consentirne lo sviluppo. Ci siamo adoperate per modificare la prima formulazione della mozione, per noi inaccettabile, proprio perche' riduceva la vita alla biologia. La formulazione era volta a promuovere le ricerche sui criteri di impiantabilita' ed e' stata sostituita con quella approvata che ammette la possibilita' di ricerche su embrioni non impiantabili. Troviamo insopportabile questo continuo cercare di riportare l'intero dibattito alla secca alternativa tra sacralita' etica e riduzionismo biologico. Anche oggi in commissione Sanita' ci siamo trovate di fronte ad una relazione di maggioranza che invece di affrontare la concretezza della richiesta delle donne di poter donare il proprio cordone ombelicale, ha riportato di nuovo la discussione sotto il manto dei principi etici astratti".

'Sciolto il dubbio: no alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, si a una data limite per l'utilizzo a fini di ricerca di linee cellulari embrionali gia' prodotte e impegno personale del Presidente del Consiglio affinche' il Parlamento Europeo modifichi l'attuale scelta del Consiglio europeo inserendo una data certa'. I parlamentari de l'Ulivo Emanuela Baio, Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra e Donato Mosella esprimono cosi' il loro apprezzamento per la risposta data oggi dal Presidente Prodi. 'Insieme al Presidente Prodi ci impegneremo, con il rigore che la delicatezza della materia richiede, perche' gli europarlamentari italiani approvino questa linea in difesa della vita umana. E lo faremo cercando le massime convergenze possibili, coinvolgendo tutti coloro che come noi vogliono difendere la vita fin dal concepimento. Inserire la data e' di fondamentale importanza e come ha detto oggi il Presidente del Consiglio 'l'Italia si ispirera' sempre alla inviolabilita' assoluta dell'embrione' che non puo' essere trattato come un soggetto di ricerca perche' non compatibile con il rispetto della dignita' umana'.

"L'accordo di Bruxelles sulle cellule staminali rappresenta l'ennesimo cedimento di Prodi nei confronti di Mussi e della sinistra. Si e' trattato di un ulteriore pasticcio che tenta di mettere insieme il diavolo e l'acqua santa. Gli embrioni non sono una cosa, come sostengono esponenti della sinistra. Il Partito popolare europeo, al congresso di Roma, ha preso una posizione molto chiara in materia di bioetica e quella scelta in difesa della vita continueremo a sostenere". Lo afferma Antonio Tajani, vicepresidente del Ppe e presidente dei deputati europei di Forza Italia.

'Il Capo del Governo, Romano Prodi, non puo' scaricare sul Parlamento Europeo la responsabilita' di reintrodurre nel VII Programma Quadro un'effettiva protezione degli embrioni che e' stata negata, con il decisivo concorso italiano, dal Consiglio dei Ministri Competitivita' dell'Unione Europea'. Lo afferma Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc.
'L'intero problema e' nato, infatti, dalla decisione del Parlamento Europeo di dare via libera alla ricerca distruttrice di embrioni umani. Il governo italiano aveva la possibilita' di contrastare questa decisione con il suo voto decisivo in sede di Consiglio Competitivita'. Li' il governo italiano poteva agire in difesa della vita e non lo ha fatto. Auspicare che adesso a cio' provveda lo stesso Parlamento che aveva dato via libera alla distruzione degli embrioni, ha il sapore di una drammatica presa in giro. E, comunque, nel Parlamento Europeo non sara' il governo italiano a decidere ma i parlamentari europei. Tutto quello che il governo italiano poteva dire e fare lo ha detto e fatto in sede di Consiglio Competitivita': ha dato il via libera alla distruzione degli embrioni'.

'Chi attacca, insulta, scomunica il governo italiano per la posizione sulle cellule staminali fa finta di ignorare che la ricerca, quando non e' scriteriata, apre le porte alla vita, cura e previene le malattie, allevia grandi sofferenze'. Lo affermano in una nota congiunta le deputate del centrosinistra Buffo, Zanotti, Nicchi, Bimbi, Deiana, Zanella, De Biase, Dato, Amici, Dioguardi, Cordoni, Bellillo, Bandoli, Chiaromonte, Di Salvo, Fontana, Baffile, De Zulueta, Trupia, Frias, Entrieri, D'Antona, Sasso, Saperi, Suppa, Pinotti, Schirru, Ghizzoni, Bellanova. 'Da qui il valore della mozione votata al Senato. Li' non si fa menzione della 'tutela della vita fin dal concepimento'. Lo stesso vale per l'accordo raggiunto in Europa. Non puo' che essere cosi', altrimenti si metterebbe in discussione la legge 194 e il riconoscimento, in essa contenuto, della primaria responsabilita' delle donne nella procreazione. E il rispetto di questo principio e' per il centrosinistra un vincolo intangibile'.

"Il presidente del Consiglio Prodi non puo' limitarsi ad auspicare che il Parlamento europeo corregga o integri il documento finale del Consiglio dei ministri europeo del 24 luglio scorso. Egli ha la possibilita' di fare ben altro per dimostrare la verita' e la serieta' degli impegni che ha dichiarato oggi davanti alla Camera di assumere personalmente". Cosi' il Movimento per la vita commenta le affermazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi.
"Il VII Programma quadro prevede infatti l'approvazione di programmi specifici sulle singole materie questi programmi specifici richiedono il parere non vincolante dell'europarlamento mentre il consiglio dei ministri dell'Unione europea ha il potere decisivo. Saranno dunque i vari ministri, e quindi anche quelli italiani, a doversi pronunciare". Se in quella sede "i nostri ministri si impegneranno perche' venga stabilita una data anteriore a quella del VII Programma quadro per individuare il momento oltre il quale non possono essere finanziate ricerche su linee cellulare estratte da embrioni umani allora la promessa fatta oggi da Prodi potra' dirsi attuata, in caso contrario restera' la percezione di un inganno delle parole".

'Non ho letto nessuna marcia indietro e nessuna sconfessione di Mussi nelle parole di Prodi. Certo, ha usato parole che sono della sua cultura, e non della nostra, ma ha ribadito la posizione dell'Italia'. Cosi' Pietro Folena, deputato del Prc e presidente della commissione Cultura della Camera, commenta le risposte del presidente del Consiglio. 'Il tema della vita non appartiene solo al cristianesimo. Anche noi cerchiamo un equilibrio fra vita e scienza e non ci piacciono le posizioni 'neo-positiviste' che pure emergono in questi dibattiti'.

'Mi pare che sulla materia spinosa della ricerca sulle cellule staminali embrionali, l'impostazione data dall'Unione, espressa oggi dal Presidente Prodi, sia quanto di piu' opportuno e corretto': cosi' Stefano Pedica, Capo della Segreteria Politica di Italia dei Valori, membro della Commissione cultura e ricerca scientifica alla Camera. 'A prescindere dalla questione di come si possa determinare una data limite per l'impiantabilita' di un embrione, questa e' una risposta che dovra' dare la scienza, e' innegabile che ad oggi esistano embrioni sovrannumerari crioconservati in quantita' e linee cellulari embrionali importate dall'estero, che se non utilizzati non potranno che essere distrutti. E' importante dunque cercare di sfruttare al massimo l'opportunita' di ricerca su questi embrioni e allo stesso tempo impedire che si sviluppi un far west delle produzioni di linee cellulari embrionali su scala europea e mondiale'.
'Del tutto fuori luogo, oltre che tristemente inumano, mi pare invece il ragionamento di tutti quei 'cattolicisti' che vorrebbero vietare la ricerca sulle staminali embrionali a qualsiasi condizione, sulla base di dottrine assolute di inviolabilita' dell'embrione, in una cieca e incallita indisponibilita' a cercare delle vie possibili per riuscire a portare avanti una ricerca eticamente sostenibile. A tutti questi dico: attenzione! Perche' e' ben piu' pericoloso per l'uomo lasciare del tutto il campo della ricerca sugli embrioni ad altre nazioni molto meno scrupolose'.

'La scienza deve servire l'uomo e non servirsi di lui afferma l'Azione Cattolica italiana diffusa oggi riguardo al voto europeo sulla ricerca nelle cellule staminali. 'E' moralmente inaccettabile - osserva Luigi Alici presidente nazionale dell'ACI - la produzione di linee cellulari staminali, quando essa comporta la soppressione di embrioni umani; in tal caso, infatti, viene meno un pilastro fondamentale di quella visione antropologica che considera la persona umana sempre come un fine e mai come un mezzo. Infatti, 'la scienza deve servire l'uomo e non servirsi di lui, soprattutto quando egli e' nella condizione della sua massima fragilita', un embrione nei primi giorni della sua vita".
'Dal principio dell'assoluta purezza del bene, discendono almeno due conseguenze particolarmente importanti. La prima: ogni tentativo di frazionare (o addirittura spaccare) l'universo morale non basta a preservare la purezza del bene. Ad esempio: se lo schieramento politico pretendesse di lottizzare i valori morali (la pace a sinistra, la vita a destra), il risultato morale sarebbe comunque negativo. Non si compensa con un po' piu' di pace un meno di vita, e viceversa. La pace e' per la vita, la vita e' per la pace. La seconda conseguenza: nel modo di considerare bene e male, l'etica e la politica si collocano su piani distinti, anche se - ovviamente - non separati. L'etica prende posizione dinanzi al bene assoluto, la politica deve farsi carico del bene possibile, della massima possibilita' di bene in una situazione concreta. Per questo l'etica ci appare, spesso, troppo 'avanti' e la politica, altrettanto spesso, troppo 'indietro'. Un conto e' dire se l'acqua e' potabile, un conto e' dissetare il maggior numero di persone. Dissetare, certo, non avvelenare.
Ricordando l'importanza di servire acqua pulita, i vescovi ci richiamano a un principio fondamentale della 'chimica del bene', dal quale la politica, in modo libero e non strumentale, deve lasciarsi continuamente interpellare. Tutti i passi avanti che si sono fatti e si faranno in tal direzione non possono che essere salutati con soddisfazione.
Ricordando sempre, pero', un vecchio monito leninista: la forza di una catena e' data dal suo anello piu' debole. Se in una legge ci sono anelli robusti, fatti di solenni dichiarazioni di principio contro la distruzione di embrioni, accanto ad un solo anello molto debole, rappresentato dalla possibilita' di ottenere per vie traverse linee cellulari staminali di origine embrionale, e' inutile illudersi: sara' quest'unico, fragile anello a misurare la forza effettiva della catena'.

"Affermare come ha fatto Prodi che il Parlamento europeo dovra' trovare una data dopo la quale l'embrione crioconservato e' da considerarsi non impiantabile e, quindi, utilizzabile per i laboratori stranieri, e' un'aberrazione morale e anche scientifica". Lo hanno dichiarato i senatori Massimo Polledri della Lega Nord e Laura Bianconi di Forza Italia, commentando le affermazioni del presidente del Consiglio Prodi. "Sulla proposta italiana della definizione di una data per l'utilizzo di linee cellulari staminali embrionali, la cosiddetta cut-off-date, quella data oltre la quale l'embrione non e' piu' impiantabile. Con questa proposta si stabilisce per legge la data di 'scadenza' dell'embrione senza alcuna evidenza scientifica. Ci sono embrioni che dopo 12 anni di crioconservazione sono stati impiantati con successo; d'altronde embrioni morti e attivi non possono essere utilizzati per derivarne linee cellulari per la ricerca. Con questa decisione si stabilisce il nuovo principio giuridico del pre morto. L'embrione pre morto puo' essere utilizzato. Allo stesso modo, per estensione, potrebbero essere utilizzati anche gli adulti pre morte, i condannati a morte o i malati terminali. Affermare che lo Stato puo' decidere la data in cui la vita cessa di essere tale dovrebbero fare accapponare la pelle a laici e cattolici".

Il capogruppo in commissione cultura della Lega, Michelino Davico, dice 'l'unica cosa che Mussi ha fatto, e bene, e' andare contro le convenzioni etico-morali di tutti i cattolici e in particolare di quelli della sua maggioranza, ritirando la firma dal codice etico europeo che di fatto ha dato il via alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ora il presidente del consiglio dice che si impegnera' in sede europea a rivedere tale decisione e noi attendiamo anche le sue dimissioni'.

Non si compie alcun delitto, ne' tanto meno si intacca la dignita' umana, se si usano per la ricerca e la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali tutti gli embrioni congelati o crioconservati che sono destinati a finire nella spazzatura. E' quanto sostengono due ricercatori, Vittorio Sgaramella, biologo molecolare e gia' collaboratore del Premio Nobel per la Medicina, Rita Levi Montalcini e Paolo Vezzoni, genetista del Cnr di Milano ed a suo tempo stretto collaboratore del Premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco, nel il Progetto Genoma Umano. "Assisto ad un dibattito umiliante e mortificante - attacca Sgaramella - a discorsi a vanvera senza alcun senso con la Chiesa a farla da padrona, a dettare alla scienza comportamenti, regole e finalita': non ci siamo proprio". E Vezzoni aggiunge "lasciamo da parte le proprie convinzioni morali e religiose e diciamo che la soluzione piu' ragionevole e saggia e' quella di utilizzare a fini di ricerca gli embrioni congelati destinati a morte certa".
Sgaramella cita il caso dell'Inghilterra dove "senza starsi tanto a chiedere quando inizia la persona umana, hanno da tempo chiarito che gli embrioni prodotti in vitro per il 90% non sono in grado di andare a buon fine e che gli embrioni naturali cioe' derivati da ovocita fecondato vanno per l'80% incontro a eventi diversi per cui non c'e' ragione alcuna per cui questi embrioni non possano esser utilizzati per la ricerca tanto piu' che nessun medico si azzarderebbe mai ad impiantarli in un utero". Non ha quindi 'senso' disquisire sull'inizio della vita umana o della persona umana. "Va chiarito ancora che per produrre tessuti ed organi c'e' bisogno di cellule totipontenti o almeno multipotenti perche' e' dimostrato e da anni che le adulte sono utili solo per determinati tessuti ed organi - aggiunge Sgaramella - ma non per tutti: perche' allora precludersi questa possibilita'? Voglio poi dire che di cellule totipotenti ce ne e' solo una ed e' quella dello zigote mentre cellule multipotenti sono quelle embrionali".
Insomma, nella mozione dell'Unione, laddove si parla sia di "produrre cellule totipotenti non derivate da embrioni" che poi di "verificare possibilita' di ricerca su embrioni crioconservati non impiantabili", in realta' "si dicono cose inesatte o almeno confuse, molto confuse: come si puo' dire che l'embrione e' inviolabile e poi sostenere la produzione di cellule totipotenti che appunto stanno nello zigote che precede l'embrione?". E anche Vezzoni, parla di confusione riferendosi al secondo punto. "Se un embrione non e' impiantabile e' morto e se e' morto non e' vitale: ripeto, una soluzione ragionevole sarebbe quella di consentire l'uso per la ricerca degli embrioni stipati nei frigoriferi che vanno persi comunque".

'Si attende che alle parole seguano i fatti'. L'Avvenire commenta cosi' le assicurazioni di Romano Prodi rese durante il question-time sul caso legato alle staminali ('qualsiasi posizione del governo in sede Ue sara' comunque ispirata alla inviolabilita' assoluta dell'embrione'). In un editoriale dedicato ai principi non negoziabili e alle scelte dei cattolici, il quotidiano dei vescovi rimarca - con amarezza - che da quando l'attuale maggioranza ha preso il potere 'si e' preoccupata innanzitutto di promuovere proposte e iniziative legislative su temi eticamente sensibili come la famiglia, l'embrione umano e non solo'. Inoltre viene evidenziato che la maggioranza 'intende marcare la propria discontinuita' rispetto al governo che l'ha preceduta. 'L'impressione di una sistematica linea all'insegna dell'ambiguita' e' tutt'altro che ingiustificata' Da qui, annota l'Avvenire, e' sorto il problema della minoranza dei cattolici che nella coalizione dell'Ulivo cercano di difendere le loro posizioni anche se i risultati 'lasciano l'amaro in bocca a quanti considerano non negoziabili certi valori'. Infine una domanda: se conviene al mondo cattolico, nel suo complesso, proseguire 'su questa strada' e farsi spaccare su questi temi, o non prendersi un po' di tempo per riflettere sopra.

'Tanto rumore per nulla' vien da dire: la ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali si puo' fare mediante la partenogensi e cosi' si possono anche usare embrioni congelati, sulla base della mozione dell'Unione sul 7o Programma Europeo'. E' quanto sostengono il genetista Antonino Forabosco ed il direttore scientifico della Societa' Italiana Riproduzione, Luca Gianaroli per i quali la mozione apre la porta alla possibilita' di far ricerca e sperimentazione sulle embrionali visto che dice "promuovere la ricerca scientifica avanzata tesa ad individuare la possibile produzione di cellule staminali 'totipotenti' non derivate da embrioni". E si sa che le cellule 'totipotenti' sono quelle dello zigote che precede l'embrione vero e proprio. Orbene, con il metodo della partenogensi "senza distruggere embrioni vitali - spiega Forabosco - si possono produrre cellule staminali embrionali umane servendosi di cellule uovo, ovociti, non fecondate da parte dello spermatozoo: e' una porta che supera i divieti imposti dall'antiscientifica Legge 40". E Gianaroli e' d'accordo: "con la partenogenesi possiamo produrre embrioni finti e disporre di cellule staminali embrionali: si trattera' poi di vedere se queste cellule avranno le stesse qualita' delle cellule embrionali ricavate da embrioni veri". Il metodo della partenogenesi riportato da 'Nature' e' stato realizzato da due ricercatori italiani dell'Universita' Statale di Milano: Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi che hanno ottenuto staminali embrionali umane senza usare embrioni vitali. "Si ammette con la mozione dell'Unione la ricerca sulle cellule totipotenti che stanno solo nello zigote e quindi si permette la produzione di ovociti e blastomeri ottenuti senza la fusione dello spermatozoo con l'uovo: in altri termini si possono fare ovociti attivati, non con la fecondazione, da cui poi ricavare staminali embrionali".
La 'porta' aperta dalla mozione, ossia la possibilita' di ricavare cellule embrionali da ovociti attivati mediante partenogenesi, supera "la posizione imposta dal Comitato Nazionale di Bioetica di vietare l'uso di ovocita attivato perche' lo considera embrione: d'ora in poi non si potra' piu' sostenerlo perche' l'ovocita attivato senza essere esser stato fecondato dalla spermatozoo non e' di fatto embrione umano". Insomma, un plauso a 'chi' ha inserito nella mozione la dizione 'cellule totipotenti', che stanno solo nello zigote. Se in Italia bisogna ricorrere a particolari 'sofismi', in Francia e in Inghilterra, la 'porta' alla ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e' aperta esplicitamente. "Stiamo parlando di due paesi - osserva Gianaroli - civili, aperti alla ricerca scientifica e vi aggiungo anche la Spagna di Zapatero".
Se in Inghilterra un laboratorio di Newcastle ha ottenuto l'autorizzazione di conservare gli ovuli delle donne che si sottopongono a cure per la fertilita' e grazie a essi potra' condurre ricerche sulle cellule staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica, in Francia Pierre-Louis Fagniez, dietro incarico del Primo Ministro Dominique de Villepin, ha redatto un rapporto nel quale si dice che "nel medio, lungo termine sarebbe auspicabile che la legge autorizzi i ricercatori a praticare la clonazione a fini terapeutici piu' la ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali". La ricerca sulle staminali embrionali umane, "promette di acquisire conoscenze nuove nel campo delle realizzazioni terapeutiche, soprattutto per quanto riguarda la medicina rigenerativa", dice il rapporto. Attualmente la legge francese proibisce e sanziona con la detenzione e una ammenda di 100.000 euro entrambe le tecniche, la clonazione e la ricerca sulle staminali embrionali. Solo alcuni laboratori sono stati autorizzati, in deroga alla legge, a praticare questo tipo di ricerche ma solo utilizzando embrioni ricavati nel corso di pratiche di fecondazione assistita che sono stati abbandonati e che non potranno piu' essere rimpiantati.
"Ecco il nostro paese dovrebbe prender esempio dalla Francia e consentire l'uso di embrioni veri che le pazienti non vogliono piu' e che sono conservati nei frigoriferi - conclude Gianaroli - Alla ricerca servono embrioni vitali non cadaveri per cui questi embrioni destinati a morte certa, indipendentemente dalla data, vanno regalati alla ricerca sulle staminali embrionali".

"C'e' una porta aperta alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, un piccolo passo avanti che, spero, sia foriero di accordi piu' significativi, come l'utilizzo degli embrioni crioconservati". E' quanto sostiene a proposito della dizione contenuta nella mozione dell'Unione "produzione di cellule staminali totipotenti non derivate da embrioni" che apre la porta agli ovociti attivati con partenogenesi da cui poi ricavare cellule embrionali, Giulio Cossu, direttore dell'Istituto Cellule Staminali del San Raffaele di Milano. E la biologa Raffaela Nicolai mette l'attenzione sul punto 'nodale' della questione: "l'embrione e' solo una entita' biologica, il neonato e' invece vita umana: cio' che si tende a negare e' l'evento della nascita quando si forma dal substrato biologico stimolato dall'ambiente esterno il pensiero che fa la realta' umana".
L'embrione dunque non e' per l'evidenza scientifica persona umana? "E' a partire dalla 24esima settimana che il feto acquisisce la possibilita' di sopravvivere se nasce alla 24esima settimana ce la fa, pure se prematuro, mentre prima e' praticamente impossibile". Perche'? "Perche' a partire dalla 24esima settimana la retina e' in grado di reagire allo stimolo luminoso che come sostiene lo psichiatra Massimo Fagioli metterebbe -in attivita' il cervello nel neonato". Insomma, "mettere l'inizio della vita allo zigote vuol dire eliminare l'umano".

martedì 1 agosto 2006

l’Unità 1.8.06
Fecondazione. Si cambia
Nuove linee guida per la legge 40
Il ministro Turco incarica Maura Cossutta
insorge la destra, delusi cattolici dell’Unione
di Maristella Iervasi


Sarà l’ex parlamentare del Pdci, Maura Cossutta, a sovrintendere alla revisione delle linee guida della legge sulla fecondazione assistita. La nomina decisa dal ministro della Salute Livia Turco ha scatenato dure polemiche da parte della destra e di alcuni esponenti cattolici dell’Unione.
Cossutta annuncia subito «aggiornamenti e correzioni». «Si potranno utilizzare - aggiunge - le esperienze di questi anni per trovare soluzione a tutti i punti critici della legge 40».

IL MINISTRO della Salute Livia Turco, il 20 luglio scorso, ha affidato a Maura Cossutta, ex parlamentare del Pdci, l’incarico di revisionare le linee guida della legge 40 sulla procreazione assistita, previste dalla legge approvata nella scorsa legislatura. E la Cdl subito protesta,
sollevando il “caso Cossutta”: «Affidare l’incarico all’onorevole Cossutta è come affidare la pecora al lupo. È stata la principale oppositrice di quelle disposizioni» sostiene il centrodestra che ha presentato un’interrogazione sottoscritta da 17 senatori. Preoccupati si dicono anche i cattolici dell’Unione. I parlamentari dell’Ulivo Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra ed Emanuela Baio Dossi parlano di «forti e concreti dubbi su un possibile conflitto di interesse che va al di là di ogni ragionevole pregiudizio. La sensibilità di Cossutta - sottolineano - non è in sintonia con la legge 40 e con la visione della tutela della donna e della vita dell’embrione». E Maura Cossutta? Lei non tace: «Non voglio né rassicurare né minacciare... ma riflettano». E sottolinea che le linee guida «andranno comunque aggiornate e corrette».
Già nelle settimane scorse la stessa Cossutta aveva spiegato le sue intenzioni al Consiglio della Associazione Luca Coscioni. Fresca di nomina, aveva detto senza indugio: «Le linee guida non modificano la legge ma possono fare molto. Possono riaprire il dibattito. E si potranno utilizzare le esperienze di tutti questi anni anche per trovare soluzione a tutti i punti critici che la legge ha attualmente».
Non ignora le provocazioni neppure il ministro della Salute. «Dichiarazioni inopportune quelle di alcuni firmatari dell’interpellanza - ha detto Livia Turco - Opererò in rapporto con il Parlamento e nel rispetto della legge 40 la cui revisione non rientra nel programma di Governo né, quindi, del mio ministero». La revisione delle linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è infatti prevista periodicamente dalla stessa legge (almeno ogni 3 anni) per via degli aggiornamenti scientifici legati alle scoperte e alle nuove terapie contro la sterilità. E sul caso Cossutta il ministro Livia Turco precisa: «Il suo nome è garanzia di professionalità e conoscenza della materia. Maura Cossutta è da sempre interessata ai temi della sanità e della tutela della salute, sia come medico che come parlamentare». Ma i cattolici dell’Unione ribattono: «Cossutta potrà anche essere una collaboratrice competente su molti fronti, ma non è la persona giusta. Il ministro Turco, in un incontro informale, aveva accolto le nostre preoccupazioni e quelle dell’elettorato che si rifà al mondo cattolico. Invece... ». Barbara Pollastrini, ministro per i diritti e le pari opportunità: «Maura Cossutta? In questo ruolo saprà agire con grande saggezza, equilibrio e capacità di ascolto».

Corriere della Sera 31.7.06
Legge 40, esplode il caso Cossutta
A lei affidata la revisione delle linee guida sulla procreazione assistita
La Cdl contesta il ministro Turco per l'incarico all'ex deputata del Pdci: «Come affidare la pecora al lupo». Critiche anche dall'Unione


ROMA - La Cdl contesta l'incarico a Maura Cossutta, ex deputata del Pdci, di revisionare le linee guida della legge sulla procreazione assistita affidatole dal ministro della Salute, Livia Turco.
PROTESTA - Nell'interpellanza 17 senatori dell'opposizione (primo firmatario Alfredo Mantovano di An) chiedono se la scelta è «compatibile con il dovere dell' esecutivo se mai di modificare, ma non certamente di svuotare, in modo surrettizio, di contenuto, una legge dello Stato». I senatori della Cdl ricordano che Maura Cossutta è stata «nelle precedenti legislature deputata al Parlamento nel gruppo del Pdci e, in quanto tale, ha, del tutto legittimamente, espresso decisa e forte contrarietà alle proposte di legge poi divenute legge 40». Secondo l'interpellanza, «la particolare gravità della scelta del ministro della Salute deriva anche dalla circostanza che, sottoposta a referendum abrogativo, la legge 40 è stata confermata dal non voto del 75% degli italiani e dalla contrarietà all'ipotesi abrogativa di un restante 5% circa, così che solo il 20% di iscritti al voto hanno manifestato la volontà di modificarla».
CASO - Parla di autentica provocazione anche l'Udc: «Dare un incarico del genere a una fondamentalista che vuole permettere di avere figli alle donne single e alle coppie di fatto allo stato brado, senza curare l’interesse superiore del nascituro, è un’autentica provocazione. Insomma è «come affidare la pecora al lupo». Critiche alla nomina di Cossutta arrivano anche dall'Unione. Luigi Bobba, deputato della Margherita ed ex presidente delle Acli è netto. «Non siamo certo contenti per utilizzare un eufemismo. Il ministro Turco fra l'altro ci aveva garantito che non avrebbe messo mano alla legge 40».
REPLICHE - Dalla Turco un sola precisazione: «La modifica della legge 40 non è nel programma del governo e nemmeno del ministero della Salute». Cossutta evita le polemiche: «Per quanto mi riguarda preferisco non replicare alle provocazioni. Per me ha già risposto il ministro».

Redattore Sociale 28.7.06
Segio: "Assieme all'amnistia, si è perso per strada quel piccolo 'piano Marshall' per le carceri"

Dopo il voto alla Camera, il responsabile di Società Informazione elenca le contraddizioni. ''Un indulto che nasce e finisce nel chiuso delle aule parlamentari, senza ascolto del sociale, manda elusi i problemi del reinserimento''
ROMA – “Dopo 16 anni dall'ultima volta e dopo sei dalla grande speranza del Giubileo, alfine è arrivato il voto positivo della Camera sull'indulto. L'amnistia si è persa silenziosamente per strada, determinando il controsenso che i magistrati continueranno a lavorare su procedimenti e definiranno condanne in buona parte destinate a essere archiviati e condonate. Si è posto insomma mano al sovraffollamento carcerario ma non a quello dei fascicoli giudiziari, questioni invece strettamente connesse. Schizofrenia del legislatore o misteri degli accordi politici”. La considerazione è di Sergio Segio, responsabile di Società Informazione ed esperto di questioni carcerarie, che in un articolo dal titolo “Sotto l’indulto, niente”, elenca contraddizioni e auspici evidenziatisi a margine del provvedimento votato alla Camera.

”Ma assieme all'amnistia – continua - si è perso per strada quel "piccolo piano Marshall" per le carceri, vale a dire quella proposta avanzata nel 2000 da tutte le reti delle associazioni, del volontariato, della cooperazione sociale, dei sindacati, delle comunità di accoglienza, persino delle piccole imprese artigiane, che diceva una cosa semplice: la gran parte dei reclusi è costituita da poveri, immigrati, tossicodipendenti. 1 su 4 non ha casa dove andare quando esce, 1 su 2 non possiede istruzione e lavoro. Se non si predispone un piano eccezionale di sostegno al reinserimento sociale e lavorativo, almeno il 60% di coloro che usciranno dal carcere è destinato a tornarvi in breve tempo. Come ‘cartello’ nazionale di realtà presenti sul territorio e attive sui temi del disagio - dicemmo e scrivemmo su intere pagine sul Corriere della Sera- siamo a disposizione per questo piano, per fare da ‘paracadute’, da ponte tra carcere e società, ed evitare che si inneschi la spirale della recidiva, altrimenti certa”.

”È possibile salvaguardare assieme clemenza, umanità e legalità nelle carceri con un discorso di sicurezza dei cittadini e sul territorio – afferma Segio -. Basta passare dalla demagogia ai progetti concreti e all'attivazione di sinergie tra il privato-sociale e le istituzioni, comprese quelle locali. Naturalmente, anche le istituzioni e il governo devono fare la loro parte, predisponendo misure adeguate, ad esempio di borse lavoro, per aiutare la rete del volontariato e del Terzo settore a gestire tale progetto, i cui costi sarebbero assai minori della detenzione in carcere o delle stesse rette che
vengono corrisposte per la detenzione all'esterno o nelle comunità. E la cui resa - in termini di integrazione e di sicurezza -, prevedibilmente, infinitamente più alta. Dopo svariati incontri al ministero e col passato governo di centrosinistra e fiumi di promesse questo progetto finì in nulla, così come l'indulto e l'amnistia”.
”A questa ripresa di iniziativa e dibattito parlamentare avremmo voluto rilanciarlo, in accordo anche con i maggiori sindacati della polizia penitenziaria e con gli operatori, ma il ministro della Giustizia non ha ritenuto di incontrare le associazioni, che lo avevano richiesto e gli avevano scritto al proposito sin da maggio, al termine di un'affollata assemblea di operatori, detenuti e volontari. Immaginiamo che gli impegni fossero molti e gravosi. Non è questo il problema. Il problema è che un indulto che nasce e finisce nel chiuso delle aule parlamentari, senza ascolto del sociale, rischia - anzi, è certo - di mandare elusi i problemi, invece centrali, del reinserimento. È purtroppo facile ipotizzare che tra non molto il pendolo politico, dopo aver battuto il necessario e tardivo colpo dalla parte della clemenza, tornerà a batterne consecutivamente molti sul versante dell'allarme sociale
e delle campagne securitarie contro il crimine e i reati che sono destinati - a bocce ferme - all'aumento statistico. In ciò, come sempre, avrà un ruolo decisivo e trainante l'informazione. O
meglio la disinformazione, che troppo spesso si riscontra attorno alle questioni penali e carcerarie”.
”Un esempio – conclude Segio - c'è già oggi sulle pagine del "Corriere della Sera" dove, dalla grafica proposta, si dovrebbe intendere che l'indulto riguarderebbe ben 6.152 autori di omicidi volontari. Una cifra del tutto incredibile, che però si getta in pasto all'opinione pubblica e fors'anche ai senatori che ancora dovranno discutere e auspicabilmente approvare il provvedimento. I detenuti e i volontari intanto ringraziano (Di Pietro e Diliberto a parte, ovviamente), ci mancherebbe. Ma, come spesso, si rischia di aver perso una buona occasione”.

Redattore Sociale 28.7.06
Indulto. ''Ottima decisione, ma non basta per risolvere i problemi del carcere''

Parla Emilia Patruno, direttrice di www.ildue.it, rivista Web di San Vittore. ''E' necessario modificare alcune leggi molto dure, come la Fini-Giovanardi, che penalizza in modo eccessivo chi ha a che fare con sostanze stupefacenti''

MILANO - "Un'ottima rivista di San Vittore. decisione quella dell'indulto, ma certo non basta per risolvere i problemi del carcere. Occorrono anche altre soluzioni". Secondo Emilia Patruno, direttrice di www.ildue.it, rivista Web di San Vittore, "non si può che gioire per questo provvedimento di indulto, anche se bisogna aspettare passi all'esame del Senato...non si sa mai".
Quante sono le persone che potranno usufruire dell'indulto in Lombardia?
Dicono che saranno circa 9mila. Non possiamo che essere felici per questi uomini e donne che recupereranno la libertà, ma non possiamo limitarci a queste considerazioni. Infatti, è inevitabile pensare al dopo. Alle prospettive che avranno quando non saranno più all'interno del carcere.
Che cosa faranno queste persone una volta "fuori"?
Una bella domanda a cui è difficile rispondere, perché non esistono delle strutture organizzate che aiuteranno tutti i detenuti che usciranno dal carcere. Per un ex detenuto è molto difficile trovare un lavoro subito. Per non parlare della casa. Gli italiani quasi sempre trovano un posto dove andare, ma gli stranieri? Loro quando escono non hanno la residenza e anche se trovano un lavoro, vengono espulsi lo stesso. Ricordo il caso di un cinese che una volta uscito dal carcere aveva trovato un lavoro, una fidanzata, ma che è stato cacciato dall'Italia perché, comunque, era passato all'espulsione.
C'è il rischio di recidive?
Purtroppo è inevitabile che molti ex detenuti appena usciti ci ricaschino. La percentuale della recidiva è molto alta, più del 50 per cento. Per questo dico che l'indulto va bene, è un'ottima iniziativa, ma non basta. Anche perché se molti di quelli che escono adesso commetteranno reati, quale sarà l'opinione della società nei loro confronti ma anche nei confronti di chi ha varato la Legge?Quali sono gli altri interventi necessari per risolvere i problemi delle carceri?
Bisognerebbe depenalizzare e usare quanto più possibile pene alternative al carcere. E' necessario intervenire per la modifica di alcune leggi molto dure, come la Fini-Giovanardi, che penalizza in modo eccessivo chi ha a che fare con sostanze stupefacenti. L'equiparazione, o quasi tra droghe pesanti e droghe leggere e la recidiva. Spero che l'indulto non sia che l'inizio di una serie di provvedimenti e che nel nostro Paese non pensi di aver risolto in questo modo, una volta per tutte, i problemi del carcere. (sp)

Redattore Sociale 28.7.06
Indulto. "Il problema sono le possibilità reali che un detenuto ha quando esce"

Il commento di un collaboratore di ildue.it che ha conosciuto la realtà del carcere in prima persona

MILANO - "Il problema sono le possibilità reali che un detenuto ha quando esce. Una situazione che non si può sottovalutare”, secondo Guido Conti, collaboratore di www.ildue.it, rivista di San Vittore. Conti ha conosciuto la realtà del carcere in prima persona.
Che cosa succede quando si esce dal carcere?
La situazione, di solito, è abbastanza negativa perché quando si esce non si ha nessun appiglio a cui aggrapparsi, anzi ci si trova in condizioni peggiori di quelle di prima. Prima, magari, si avevano dei contatti per un lavoro, conoscenti a cui fare riferimento per un aiuto, ma dopo non c'è più niente. Gli ex detenuti italiani, in genere, trovano una casa dove andare, qualcuno che li ospiti. Non si può dire lo stesso per gli extracomunitari che quando escono spesso non hanno neanche un tetto.
Che cosa succede quando si è in difficoltà?
E' facile ricascarci. Quando si è soli si cercano contatti con le persone che si conoscono, che non sono altro che i detenuti che si sono frequentati quando si era in carcere e che magari sono usciti prima. Inoltre non esistono strutture organizzate che aiutino un ex detenuto. Ci possono essere delle cooperative a cui fare riferimento, ma spesso queste non hanno molti mezzi. E con le risorse e gli operatori che hanno a disposizione cercano di aiutare chi è dentro. Giustamente. Chi non può uscire ha sicuramente più bisogno di sostegno di chi è fuori.
E’ difficile trovare un lavoro?
Dipende da quello che si cerca. Per molti lavori non è facile. Non perché si viene riconosciuti come ex detenuti: la legge tutela la privacy di chi è stato dentro. Se una persona non vuole che il proprio passato venga a galla, ci riesce. Il problema sono i contatti. In carcere non si conoscono grandi commercianti, insegnanti, artigiani, cioè che fanno dei lavori “comuni”. Si hanno contatti con “grandi spacciatori”, ad esempio. (sp)