lunedì 10 dicembre 2018

Corriere 10.12.18
Il sovraffollamento nelle carceri italiane, scandalo dimenticato
di Luigi Ferrarella


Ora tutti a (giustamente) scandalizzarsi che nella discoteca di Ancona, per una notte, 680 biglietti fossero stati venduti ai ragazzini a fronte di soli 469 posti. Eppure nessuno si scandalizza per lo Stato che (solo grazie ai miracoli di agenti penitenziari, direttori e volontari) in 50.583 posti di 190 carceri stipa 60.002 detenuti, dei quali peraltro 1 su 6 in attesa della prima sentenza e dunque non necessariamente fuorilegge come lo Stato che lo rinchiude.
Disattenzione pari alla progressione: scesi dal picco di 67.691 nel 2010 al minimo di 52.164 nel 2015 dopo le condanne europee dell’Italia per «trattamenti inumani e degradanti», i detenuti sono ricominciati a risalire a dispetto della narrazione di alcuni magistrati da talk-show e dei loro house-organ sul fatto che in Italia nessuno finisca in carcere: a fine 2017 erano 57.608, ora sono già tornati al livello dei 60.197 di fine marzo 2014.
Lo sbilancio tra detenuti e posti, che a inizio anno era di 7.160, a fine marzo è diventato 7.610, a settembre 8.653, adesso è 9.419 (cioè 2.341 in più in 11 mesi). E dalla capienza teorica di 50.583 si dovrebbero sottrarre i posti inagibili, il cui numero varia ma che ad esempio nella rilevazione del Garante dei detenuti del 23 febbraio ammontavano a ben 4.700, il che porterebbe il sovraffollamento reale quotidiano non a 9.419 detenuti, ma a 14.000 persone. Fra le quali, non a caso, si sta per raggiungere il record drammatico di 66 suicidi nel 2011, numero già oggi molto superiore (61) alla già alta media annuale (51) dei suicidi in cella tra il 1992 e il 2017.