martedì 5 gennaio 2016

La Stampa 5.1.16
“A Riad vogliono la guerra dei cent’anni”
Gli Hezbollah combattono in Siria e guidano dal Libano il blocco dei “fedelissimi “al governo di Teheran Il capo dell’intelligence Abu Zalah: non basta eliminare lo Stato islamico, i sauditi finanzieranno altri gruppi
di Francesco Semprini


L’esecuzione dell’imam sciita Nimr al Nimr è destinata a inasprire la guerra per procura tra il blocco sunnita (in particolare wahabita e salafita) e quello sciita. Un conflitto che rischia di andare ben oltre i confini regionali per trasformarsi in conflitto settario dalla durata indefinibile. Basta scorrere la rete di appoggi e alleati di Teheran - per cogliere l’ampiezza del terreno di scontro. Accanto all’Iran infatti ci sono la Siria di Bashar al-Assad, Baghdad, gli Hezbollah impegnati in prima linea nei conflitti regionali, i ribelli Houthi in Yemen, le province orientali della stessa Arabia dove si concentra praticamente la totalità degli sciiti sauditi. Sono esponenti di spicco del «Partito di Dio» libanese a delineare la linea e a tracciare lo scenario di contrapposizione a Riad.
Lo sceicco Ali Dagmoush è il responsabile politico delle relazioni esterne di Hezbollah. «Oggi, i gruppi armati takfiri - questo il nome utilizzato per definire i terroristi salafiti - vogliono balcanizzare il mondo arabo, squartare la Siria, cooptare l’Iraq, e innescare guerre etniche e religiose, così da lasciare taluni Paesi in posizione dominante, Arabia Saudita in primis». Il progetto, di cui definisce gli Stati Uniti «complici», trova però l’opposizione di forze come Hezbollah, Iran e ora Russia. «Volevano indebolire il blocco sciita e l’Isis non sarebbe rimasta in Siria ma sarebbe penetrata in Libano. Cosa potevamo fare? Lasciarli passare? Li abbiamo preceduti e siamo andati a fermare i salafiti in Siria. Questo è ciò che continueremo a fare sino a quando l’Arabia e i suoi alleati continueranno a finanziarli e armarli».
Si preparano a una lotta senza quartiere i serragli della resistenza, l’intelligence di Hezbollah. Spiega il responsabile dell’ufficio di Beirut, Abu Zalah: «Il nostro compito ora sarà soprattutto combattere l’esportazione del terrorismo e della guerra per procura da parte dei takfiri foraggiati dall’Arabia». Di cui illustra l’agenda. «Nella regione il piano è a lungo termine: vogliono far cadere Damasco, far implodere il Libano, dividere l’Iraq e isolare l’Iran», spiega lo 007 di Hezbollah.
I registi di questa manovra disgregatrice sono - sostiene - l’Arabia Saudita, assieme a Qatar e Turchia. Come sono loro a finanziare e sostenere le cosiddette «agenzie», ovvero uffici che aiutano i terroristi sunniti ad arrivare in Europa per compiere attentati. «Ce ne sono anche qui in Libano, ma soprattutto in Turchia, chiedono somme alte, in cambio trovano garanzie bancarie e visti regolari», prosegue Zalah. Non ha dubbi nel sostenere che l’obiettivo sia quello di allargare il conflitto e che anche nel caso in cui a un certo punto lo Stato islamico dovesse essere sconfitto, la guerra continuerà. «Se cade l’Isis è perché quelli che lo hanno creato vogliono distruggerlo, ma ci saranno formazioni destinate a diventare più letali, e la guerra continuerà per dividere sunniti e sciiti, la grande guerra settaria, calda dentro e fredda fuori, la nuova guerra dei cento anni».
Amin Hoteit, detto il «Generale dei generali» combatte i terroristi sunniti sul campo. Hassan Nasrallah, il leader degli Hezbollah, lo definisce l’«infallibile». È consapevole che la guerra sarà lunga ma il suo esercito non la teme: «La forza di Hezbollah è nei suoi corpi di élite, combattenti ultrapreparati, sono loro che operano in Siria. Hezbollah non combatte come gli eserciti tradizionali, sia dal punto di vista numerico, sia per tecniche e tattiche, non ha linee di combattimento, non esiste l’impatto, ma operazioni chirurgiche».
Le azioni insomma devono essere fatte velocemente per poi ripiegare in copertura e non avere vittime: «Infiltrazioni, blitz, raid terra aria, tutte azioni che causano grandi sofferenze al nemico». Il generale dice che questa loro forza riesce a neutralizzare e sconfiggere gli estremisti sunniti ogni dove, ma per farli sparire occorre legare le mani a chi gli fornisce armi e denaro.