giovedì 15 ottobre 2015

Corriere 15.10.15
La strategia di Putin nella guerra civile siriana
risponde Sergio Romano


Nell’intervista di Massimo Gaggi al diplomatico americano alla guida del Council
of Foreign Relations, Richard Haas, il capo del più autorevole centro studi di politica internazionale ha affermato: «Dove vuole arrivare Putin lo sa solo lui». Possibile che perfino uno dei più autorevoli esperti di politica internazionale non conosca i reali obiettivi del premier russo?
Dario Marini

Caro Marini,
A me sembra invece che la strategia di Putin rispecchi quelli che sono, per il leader russo, gli interessi del suo Paese. La Siria è un vecchio alleato di Mosca con cui ha anche da molto tempo rapporti economici e culturali. Negli anni in cui il potere era nelle mani di Hafez al Assad, padre di Bashar, gli studenti siriani frequentavano le scuole dell’Unione Sovietica e dei Paesi satelliti per specializzarsi nelle professioni che erano considerate necessarie per lo sviluppo nel loro Paese. Il segno più importante di questo rapporto è l'esistenza di una base navale russa a Tartus, secondo porto siriano dopo Latakia, in una zona abitata dalla minoranza alauita, il gruppo etnico-religioso a cui appartiene la famiglia degli Assad. Dopo la crisi ucraina, Putin ha l’impressione che, dietro la dichiarata ostilità di alcuni Paesi occidentali per Bashar, si nasconda il desiderio di togliere alla Russia la base che le assicura una presenza nel Mediterraneo. Non ha torto ed è intervenuto in Siria, anzitutto, per evitare che questo accada.
Naturalmente il presidente russo non può ignorare che il regime siriano è ormai screditato e che il suo capo dovrà lasciare il passo a un successore. Ma non vuole essere escluso dalla fase di transizione che dovrà preparare la formazione di un nuovo governo, con la partecipazione di tutte le maggiori componenti politiche del Paese. Il nemico ufficiale è l’Isis, ma l’obiettivo, per il momento, è quello di evitare che Bashar venga sbalzato di sella troppo bruscamente. Non è sorprendente quindi che gli aerei russi, in queste settimane, abbiano colpito i nemici democratici dell’esercito siriano più di quanto abbiano colpito le formazioni della maggiore organizzazione jihadista. Combatterà più fermamente l’Isis quando sarà certo che nel grande negoziato sulla Siria, non appena comincerà, vi sarà un posto riservato alla Russia.