sabato 13 giugno 2015

La Stampa 13.6.15
Della Germania il catalogo è questo
A Palazzo Ducale di Genova gli scatti famosi di un utopista dell’immagine
di Fiorella Minervino


Sotto i capelli biondi il volto pare scolpito, gambe sode, braccia muscolose, il giovane se ne sta ritto, fiero e determinato, calzoncini corti e canottiera nera, mani fasciate; a fianco sorride l’altro ragazzo, basso, tarchiato, orecchie a sventola, ricci scomposti, petto nudo, ma con guanti da boxe: sono i Pugili come li fissò nel bianco e nero August Sander (1876 Herdorf - 1964 Colonia) fra i massimi fotografi del secolo scorso: era il 1929 quando ritrasse i due tedeschi al loro posto di lavoro, in posa naturale, senza affettazioni, ma nel costume e nei dettagli fisici e psicologici rivelatori dell’attività e moda del tempo. Si ignorano i loro nomi, come del resto quelli degli altri modelli che sfilano nella sala, ecco il Muratore, 1928, un giovanotto risoluto e incurante della fatica, berretto e sciarpa al collo, mano sul fianco, mentre con l’altra sostiene una massiccia asse di legno sulle spalle carica di mattoni. Il Pasticciere, 1929 è un corpulento uomo pelato, camice bianco, baffi, tiene il grosso mestolo in legno e la capiente pentola in una cucina buia, ma imbiancata da tracce di farina. Sembra uscita da un quadro di George Grosz, l’ossuta Segretaria di Radio a Colonia, 1931, seduta di lato, sigaretta in mano, capelli neri corti ben acconciati, abito a fiori, atteggiamento disinvolto da emancipata.
Non mancano artisti e intellettuali, come gli esegeti della Nuova Oggettività che Sander a Colonia, la città d’adozione, frequentò come amico e anticipatore; così il Pittore è Otto Dix in posa nel ’27, ma col nome fra parentesi, come pure l’Architetto, occhialetti tondi, cravattino, frangetta, sigaro in mano, occhi che guardano lontano, non è altri che Hans Poelzig, nello stesso anno. Sono questi alcuni fra i ritratti memorabili nella mostra (in collaborazione con il Goethe Institute di Genova e la Photographische Samlung di Colonia), che con oltre 100 immagini testimonia il genio di Sander nel narrare storie, e nel procedere dai singolo individuo all’archetipo, come si proponeva nella monumentale catalogazione dei tipi umani.
Il suo progetto era di creare una sorta di ritratto universale dell’umanità attraverso i tedeschi contemporanei, scelti per identità, mestieri, condizione sociale, appartenenza. Già nel 1910 aveva cominciato dai contadini e minatori, per continuare con banchieri e mendicanti. Nel ’29 uscirono in un libro solo 60 scatti, e nel 1980, quando era scomparso, venne pubblicato il famoso volume Uomini del XX secolo con 7 suddivisioni esplicative, comprese le Donne e gli Ultimi. Nella fitta galleria di ritratti compaiono pure altri esponenti della società che cambiava: uomini e donne perseguitati nella II Guerra mondiale e i prigionieri, così come avanza il Soldato 1940, con volto e occhi simili al pugile biondo, ma ora in divisa, con elmetto calato quasi fin sugli occhi. Poi si trasforma nel successivo Membro del corpo di guardia SS di Hitler 1940, dallo sguardo di ghiaccio. Ma i nazisti non amavano i suoi lavori: nel 1936 distrussero i negativi del suo Volti dell’epoca.
Sander aveva scoperto la foto a 14 anni quando lavorava come garzone in miniera, gli capitò di aiutare un professionista, e in un’intervista alla Radio nel ’30 ricordava che per lui la macchina fotografica era come la «scatola magica» e che i primi scatti gli procurarono una «gioia immensa» anche se i familiari criticavano le rughe eccessive e «i brutti effetti» delle sue immagini. A Colonia, dove si era trasferito con la moglie Anna, dovette arrangiarsi con battesimi e compleanni, nei fine settimana si trasformava in fotografo ambulante, riprendeva i luoghi nei dintorni da vendere a editori e riviste, ma appena possibile curava i suoi portfolios in bianco e nero, e coltivava le sue ricerche; basta osservare i mirabili studi e ingrandimenti di dettagli, mani, nasi, volti, orecchie, occhi, bocche, talora uniti a collage, strepitosi nel rivelare età e lavoro della persona ritratta, come la nodosa Mano di contadino 1911-14 con gli occhiali fra le dita. La sua consacrazione venne nel 1955, alla mostra The Family of Man al MoMa, curata da Edward Steichen.