giovedì 7 maggio 2015

Repubblica 7.5.15
Renato Soru
L’ex editore e quei risarcimenti non pagati: “Io non mi occupo del giornale dal 2010”
“Unità, troverò una soluzione ma moralmente non ho colpe”
"Mi batterò in prima persona affinché ci sia un intervento legislativo risolutivo"
intervista di Tommaso Ciriaco


ROMA Il cellulare di Renato Soru squilla come se ci fosse l’eco. «Sì, in questo momento sono a Bruxelles. Mi richiama domani? ». Non è il caso, incombe una brutta storia fatta di editori in fuga, ostinati scaricabarile, giornalisti con case e stipendi pignorati. E Soru cosa c’entra? In una vita precedente - era il 2008 - l’eurodeputato del Pd acquista l’Unità. Per lui l’avventura si conclude prima del previsto. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, invece, entra in crisi, fino a cessare le pubblicazioni nell’agosto del 2014, quando l’azionista di maggioranza è l’imprenditore Matteo Fago. Con la liquidazione, l’ufficiale giudiziario bussa alla porta di tre direttori e di una pattuglia di cronisti (ormai disoccupati): in assenza di editori, devono risarcire di tasca propria i danni per alcune cause perse. C’è in ballo anche la libertà d’informazione e la vicenda imbarazza un po’ tutti. Il Pd, sicuramente. E gli azionisti, vecchi e nuovi (perché nel frattempo l’Unità, con nuovi capitali e nuovi imprenditori, si appresta a tornare).
Onorevole Soru, nel raccontare l’incredibile disavventura dei giornalisti dell’Unità in molti richiamano anche il suo nome. Non sente imbarazzo per questa vicenda?
«Come è noto, io non mi occupo più del giornale da diversi anni. Dal 2011. Anzi, in realtà praticamente dal 2010. All’inizio provai a trovare una soluzione per l’Unità, acquistandola. Fino a un certo punto riuscii anche a trovarla, ma non ci sono riuscito fino in fondo. Poi sono venuti altri dopo di me».
Fino alla liquidazione. Almeno moralmente non si sente chiamato in causa? Soprattutto considerando la duplice, scomoda veste di ex editore dell’Unità ed eurodeputato. Del Pd, per di più, che è l’area di riferimento del quotidiano.
«Non mi sento responsabile né legalmente, né moralmente di quanto accaduto dopo. Ciò detto, sono solidale con i giornalisti e le persone interessate in questa vicenda e credo che debba esserci una soluzione. Anche di tipo legislativo».
E basta? A Concita De Gregorio, che lei volle alla direzione del quotidiano, hanno pignorato l’abitazione, i beni e i redditi. Simili circostanze gravano anche su altri due direttori come Claudio Sardo e Luca Landò.
«Senta, ora sono sulla porta della commissione, a Bruxelles. Se mi richiama domani, sono disposto a un ragionamento più ampio su questa storia. In ogni caso, come le ho detto, sono solidale con le persone interessate da questa vicenda. E auspico una soluzione, anche legislativa ».
Un eventuale intervento legislativo può evitare che casi del genere si verifichino in futuro. E per quanto riguarda invece il passato, questo passato?
«Le ho detto che sono solidale con i giornalisti e che auspico una soluzione a questa vicenda. Anche per il passato, quindi!».
È soltanto solidale, oppure a questa soluzione intende contribuire in prima persona magari anche economicamente - in quanto ex editore?
«Perché vuole farmi dire cose che non ho detto, scusi?».
È solo una domanda, onorevole.
«Non le ho detto soltanto che una soluzione deve essere trovata, ma che parteciperò in prima persona per trovarla. Cosa devo dire di più? Credo di essere stato chiaro».