domenica 10 maggio 2015

Il Sole Domenica 10.5.15
Il futuro della sanità
La ricerca non è un lusso
di Walter Ricciardi


Il nostro Paese si trova nella difficilissima situazione di prendere decisioni cruciali per il proprio futuro in una condizione particolarmente problematica: un enorme debito pubblico, una recessione apparentemente inarrestabile, un’ignoranza diffusa sia nella popolazione generale, sia nella cosiddetta classe dirigente, il tutto pervaso da un clima generale di depressione vicina alla rassegnazione, soprattutto per milioni di persone senza lavoro e senza una concreta prospettiva occupazionale.
D’altra parte, prima dell’avvento dell’attuale Governo, gli osservatori e i «centri di potere» internazionali erano tutti d’accordo nell’assegnare all’Italia un ruolo marginale e decrescente negli equilibri economici e politici di un mondo sempre più globalizzato, in cui le nostre debolezze appaiono amplificate dal dinamismo di altri Paesi, non solo occidentali, che hanno utilizzato gli ultimi venti anni per fare riforme strutturali che li rendono oggi molto più competitivi.
Per quanto attiene la sanità, poi, all’orizzonte si profila l’arrivo di una tempesta i cui risvolti, in termini sociali, economici e politici potrebbero essere devastanti. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie, l’aumento dei bisogni e della domanda e la contemporanea diminuzione delle risorse sono alcuni dei segnali che, singolarmente potrebbero non destare forti preoccupazioni, ma che si stanno sommando pericolosamente tra loro. I sistemi sanitari tradizionali, pensati per curare patologie acute, non possono far fronte a queste sfide se non attraverso una profonda trasformazione, in grado di assicurarne la sostenibilità, ma ciò è possibile solo con una forte azione comune, realizzata attraverso l’impegno di tutti i soggetti coinvolti: cittadini, professionisti, manager, politici, industria. A questo fine sono necessarie soluzioni concrete e innovative che implicano alcuni passaggi fondamentali quali, ad esempio, dalle cure per le patologie acute a quelle per malattie croniche, dalle prestazioni fornite solo negli ospedali a cure integrate erogate attraverso tutti i livelli del sistema.
In Europa vi sono numerose esperienze che dimostrano che ciò è fattibile attuando in modo deciso tre azioni principali: investire in prevenzione e fare interventi precoci, accrescere l’empowerment e la responsabilizzazione dei cittadini, riorganizzare l’erogazione dell’assistenza sanitaria. Per molte Regioni italiane questo non sarà un cammino facile, ma è assolutamente necessario cominciarlo subito e, invece, molti Amministratori locali non sembrano neanche aver compreso l’entità della sfida che dobbiamo affrontare. In questo contesto, la valorizzazione del nostro patrimonio di talenti, conoscenze ed esperienze e la rapida adozione di concetti come management scientifico, trasparenza, accountability non rispondono solo a “mode” vagamente anglofile, ma sono il presupposto inderogabile per la sopravvivenza e prosperità del Paese. Anche per questo è necessario invertire la tendenza attuale per cui ancora troppi covano l’illusione che solo piccoli aggiustamenti possano garantire la sopravvivenza dei nostri sistemi produttivi, mentre intorno a noi il mondo cambia rapidamente, catapultandoci nelle sfide epocali del ventunesimo secolo.
In questo contesto, la ricerca può essere effettivamente una grande ricchezza e non «un lusso che non ci possiamo permettere», come pure un grande statista come De Gasperi aveva sancito nel secondo dopoguerra. Per essa le proposte concrete sono: stabilire esplicitamente cosa deve fare il nostro Paese, finanziarlo in modo adeguato, anche attingendo a risorse che l’Italia conferisce al bilancio europeo e che non riesce a riacquisire per mancanza di coordinamento ed eccessiva frammentazione dei suoi centri di ricerca, gestirlo in modo scientifico, misurare i suoi risultati e comunicarli in modo trasparente, rafforzare e promuovere il trasferimento tecnologico alle imprese ed alla società civile. Tutto sommato sono proposte semplici, ma “rivoluzionarie”, e per questo adeguate alle sfide che ci aspettano. Ma i nostri decisori le realizzeranno?
L’esperienza del passato e il sapere convenzionale ci dicono di no, ma viviamo in tempi turbinosi in cui, se non ci emancipiamo dall’illusione che qualcuno comunque ci salverà, saremo dannosi per noi stessi e inutili per la famiglia europea e invece di pensare a produrre ed investire, dovremo preoccuparci soprattutto di risparmiare qualcosa per lasciarlo ai figli, consapevoli delle difficoltà in cui si troverebbero senza questi risparmi, che saranno necessari anche per garantirsi servizi essenziali che per molto tempo abbiamo dato per scontato ci venissero offerti gratuitamente. Le azioni dell’attuale Governo alimentano però una concreta speranza e la speranza, si sa, è l’ultima a morire.
Professore Ordinario di Igiene Università Cattolica Roma Commissario Istituto Superiore di Sanità