venerdì 1 maggio 2015

Corriere 1.5.15
Il premier: li abbiamo distrutti e non andremo sotto neanche a Palazzo Madama
Il segretario ai suoi: ora dobbiamo occuparci delle tasse troppo alte
di Maria Teresa Meli


ROMA «Abbiamo stravinto, li abbiamo distrutti: così andiamo tranquilli fino al 2018». Alla terza fiducia Matteo Renzi non riesce a trattenere l’entusiasmo per l’esito della vicenda dell’Italicum.
La parola fine verrà pronunciata lunedì prossimo, ma il presidente del Consiglio, facendo il punto con i fedelissimi, dà già per vinta la partita.
Non solo. Il premier fa mostra di non temere nemmeno le prove del Senato, dove i numeri sono ballerini e la minoranza del Partito democratico potrebbe rivelarsi determinante per il governo. Renzi scruta i sommovimenti in quel ramo del Parlamento e nota come Forza Italia è il «Movimento 5 stelle» continuino a «perdere pezzi». «Secondo me — spiega il premier ai suoi — non andremo sotto nemmeno a Palazzo Madama. I senatori non seguono Bindi, Bersani e Letta in questo potenziale suicidio».
Insomma, l’inquilino di Palazzo Chigi non sembra temere il «dopo strappo» sulla riforma elettorale. Il che non significa che sul disegno di legge costituzionale non aprirà a delle modifiche. Ma lo farà non tanto per ricostruire un canale di comunicazione con i suoi oppositori interni, quanto perché ha capito che potrebbero essere anche altri i voti che mancano all’appello per mandare in porto quella riforma.
Intanto Renzi si accontenta di aver segnato il punto. Si può presentare alle elezioni regionali, sbandierando il risultato dell’Italicum e dimostrando che non è vero quello che si dice di lui, ossia che promette e non mantiene: «Avevamo detto che questa era una riforma fondamentale, dalla quale si poteva partire per portare avanti le altre, e siamo stati di parola».
Dunque, non possono essere certo l’Italicum, e le polemiche che lo accompagnano, ragioni di cruccio per il presidente del Consiglio.
Semmai, Renzi è preoccupato per la decisione della Corte costituzionale. Quella sì che non ci voleva. Trovare tutti quei soldi, con la situazione economica che è quella che è, non sarà un passeggiata. Lo ammette lo stesso premier, che pure è solito spandere ottimismo: «Non sarà una prova facile. Dobbiamo verificare quale impatto può avere la sentenza della Consulta sui conti pubblici».
Dopodiché l’indole ottimista di Renzi prevale anche in occasioni complicate come questa. E il premier tenta perciò di rassicurare i suoi, preoccupati per le possibili conseguenze della sentenza della Corte costituzionale. «Calma e gesso, ragazzi, vediamo di studiare bene la sentenza e vedrete che troveremo una soluzione anche questa volta», è l’esortazione che Renzi ha rivolto ai suoi. «Io — ha spiegato il premier — non sono molto preoccupato. Non ce n’è motivo. Siamo al governo proprio per risolvere questioni complesse, per dare risposte chiare e certe, per trasformare le eventuali criticità in opportunità. Quindi non fasciamoci la testa».
Parla così, Matteo Renzi, però questa sentenza della Consulta giunge come un fulmine a ciel sereno nel momento in cui il premier già pensava a come affrontare il problema dei problemi, ossia la situazione economica. È su quella che il presidente del Consiglio si vuole concentrare, una volta passata la boa della riforma elettorale. Ci sta riflettendo sopra da tempo, convinto che la mossa vincente può essere solo in quel campo. Secondo lui servirà anche a fugare le polemiche di questi giorni sull’Italicum e a far dimenticare divisioni e contrapposizioni.
«Dobbiamo occuparci del problema delle tasse che sono troppo alte» è il ritornello dell’inquilino di Palazzo Chigi. Con questa aggiunta: «Perciò dobbiamo vedere come sostenere i tagli». Sì, la questione è «tagliare nella pubblica amministrazione per poi tagliare le tasse. È una cosa su cui dobbiamo lavorare seriamente».
Ovviamente non sarà questa la priorità. O, meglio, non verrà indicata pubblicamente come tale, perché questo è un punto più che delicato. Ma Renzi sa che per «arrivare fino al 2018» è necessario operare in quel campo. «Nei prossimi dodici mesi — ha spiegato il presidente del Consiglio ai suoi collaboratori — l’economia crescerà e noi non possiamo perdere questa occasione. È su questo che ci giocheremo tutto, governo e faccia».