lunedì 21 gennaio 2019

Il Fatto 21.1.19
Con un’app il Papa avvicina i giovani alla preghiera
di Domenico Agasso jr


Ieri dopo l’Angelus, dalla finestra del Papa è spuntato un iPad. Francesco ha cliccato. E ha dato così il via a una app, Click To Pray. È uno strumento «per pregare insieme». Funziona così: si trova su un sito web e applicazioni mobili e social network. È in sei lingue. E ha tre sezioni: «Prega con il Papa» con le intenzioni mensili del Pontefice; «Prega ogni giorno» per facilitare la preghiera tre volte al dì; «Prega in rete» che è uno spazio dove gli utenti possono condividere le loro preghiere e pregare gli uni per gli altri. E vedere chi prega per che cosa e quanti stanno pregando.
Ora, la speranza è che non si invochi la vittoria di lotterie o qualcosa di simile. E che Dio non si affidi a qualche pasticcione come Bruce Nolan, protagonista di «Una settimana da Dio». Nel film del 2003, diretto da Tom Shadyac e interpretato da Jim Carrey (Nolan), Morgan Freeman (Dio) e Jennifer Aniston, Bruce viene contattato da Dio, che gli offre i propri poteri e il proprio «posto». Bruce accetta e si diverte. Poi però Dio gli ricorda che il suo ruolo ha anche oneri: occuparsi delle preghiere della gente. Fastidiose, per Bruce. Il ragazzo si inventa perciò una scappatoia: le trasforma in e-mail, facendole automaticamente avverare, con un «rispondi sì a tutti». È l’inizio della fine: esaudire incondizionatamente le richieste di chiunque non ha reso felice nessuno, perché coloro che avevano chiesto di vincere alla lotteria si sono visti dividere il premio, ridotto a spiccioli. In poche ore, scoppiano rivolte violente.
Ovviamente gli obiettivi vaticani sono diversi: innanzitutto la nuova applicazione è un gesto per stare ancora più vicino ai giovani. Ed è la conferma di come Francesco non demonizzi la rete. Anzi: Internet e social media sono «una risorsa del nostro tempo; un’occasione per stare in contatto con gli altri, per condividere valori e progetti, e per esprimere il desiderio di comunità», ha detto.
Aggiungiamo noi che Click To Pray può diventare anche un modo per andare incontro alla «liquidità» del momento di preghiera, genericamente intesa. La gente va meno a messa, ma non ha smesso di pregare, come confermano preti e statistiche. Tra i credenti - praticanti o saltuari che siano - esiste un desiderio di un tempo da trascorrere con (qualche) dio. C’è necessità di una evasione e sospensione rigenerante dalle frenesie dell’esistenza. Di attimi in cui si riflette sull’infinito, si assapora l’eterno. Si affronta il mistero della vita. E poi ci sono periodi di disperazione. Ci sono preghiere che gridano il bisogno di sentirsi ascoltati e guardati da Qualcuno. Ora la Chiesa dà spazio a queste invocazioni più quotidiane e di vita vissuta. E incoraggia - oltre alla generosità delle intenzioni per il prossimo - l’atto del pregare attraverso lo stimolo reciproco: vedendo altri che pregano, si può trovare la forza di superare timidezza, pigrizia e vergogna. Poi, basta un click.