giovedì 28 giugno 2018

il manifesto 28.6.18
Primarie Usa, una portoricana ex barista batte il super candidato democratico
Stati uniti. Primarie in sette Stati, sorpresa a New York: a Queens e nel Bronx, con il 57% dei voti, la giovane socialista portoricana Alexandria Ocasio-Cortez batte il veterano Joseph Crowley, uno dei politici più potenti di Washington
di Marina Catucci


NEW YORK Si è appena svolta un’altra tornata di votazioni: in sette Stati Usa si sono svolte le primarie di entrambi i partiti per cariche diverse. Confermata la tendenza ad allontanarsi dal centro tradizionalmente occupato tanto dai repubblicani che dai democratici.
A destra a vincere sono i candidati di Trump che prevalgono su quelli espressi dal partito; unica eccezione il moderato Mitt Romney che in Utah ha vinto la nomination Gop per la corsa al senato, rientrando così nell’agorà politica che gli consente di proporsi come la faccia repubblicana ragionevole da contrapporre a Trump.
A sinistra la vera sorpresa è arrivata da New York City, dove con il 57% dei voti, contro il 42%, a diventare il candidato democratico alle elezioni di mid-term di novembre per il distretto di Queens e Bronx, è la ventottenne socialista di origini portoricane Alexandria Ocasio-Cortez.
La vittoria ha sorpreso tutti, candidata inclusa: contro di lei c’era una vecchia conoscenza democratica, il 56enne Joseph Crowley, uno dei candidati più potenti di Washington, deputato dal 1999 e successore designato di Nancy Pelosi come futuro leader della minoranza liberal al Congresso, sostenuto da tutto il partito e da Wall Street.
Nel giro di una notte Ocasio-Cortez, che solo lo scorso anno lavorava come barista, grazie a un programma che parla di sanità, istruzione pubblica, riforma delle prigioni, diritto alla casa, è diventata una super star. Avere un’intervista con lei è impossibile: i maggiori network tv americani si sono affollati davanti al minuscolo ufficio del Queens che è stato la sua centrale operativa in campagna elettorale.
«Ho fatto campagna per lei perché voglio andare a votare – dice Elizabeth, madre single 42enne – ma non riesco a votare per i candidati del partito. Sostenevo Sanders e poi ho votato per Hillary e sappiamo cosa è successo. Crowley aveva gli endorsement del governatore Cuomo, dei sindacati tradizionali e del leader dei democratici al senato Schumer: ecco, questo per me già era un dato negativo».
Anche Alexandria, come la chiamano a Queens, nel 2016 aveva sostenuto Sanders, aveva fatto campagna elettorale per lui e come il suo mentore nella corsa a rappresentante dei due quartieri newyorchesi ha rifiutato le donazioni delle lobby e contato su piccoli finanziatori: ha raccolto 300mila dollari, che sono bastati a farla vincere.
Questa vittoria è uno scossone per il partito che cerca di ostacolare come può i candidati che non sono espressione dell’ingranaggio politico, come se non avessero ancora capito la sconfitta elettorale contro Trump.
Chi ha capito e lo ha dimostrato con grande classe è stato proprio lo sconfitto Crowley: appresa la notizia, nel suo quartier generale già addobbato per festeggiare, si è tolto la giacca, ha imbracciato la chitarra e ha dedicato una canzone alla sua rivale vittoriosa, Born to Run, nata per correre.