mercoledì 12 luglio 2017

Il Fatto 1.7.17
Banche, il governo si rimangia le norme contro papà Boschi
Palazzo Chigi mette la fiducia sul decreto per Veneto Banca e PopVicenza. Così salta l’emendamento sull’interdizione dei vertici di istituti finiti in liquidazione
di Carlo Di Foggia

L’influenza del sottosegretario Maria Elena Boschi sul governo, dettata dalle vicende di banca Etruria, è ormai un problema serio. E a pagarne il prezzo sono di nuovo i risparmiatori colpiti dai crac bancari, le famiglie che hanno sottoscritto le obbligazioni subordinate emesse dagli istituti. Il governo ha deciso di blindare il decreto che manda le due banche venete in liquidazione, rimangiandosi le modifiche proposte dal relatore del testo in Commissione finanze alla Camera, Giovanni Sanga (Pd). La decisione, risulta al Fatto, è arrivata anche per le pressioni della sottosegretario alla presidenza del Consiglio (anche se fonti a lei vicine negano). A guardare l’emendamento si capisce l’interesse: conteneva una norma bomba che rischiava di inguaiare il padre Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria.
Il decreto è arrivato alla Camera il 3 luglio scorso e viene incardinato in commissione Finanze. La parte che regala gli asset di valore di Pop Vicenza e Veneto Banca a Intesa Sanpaolo – più 5 miliardi dello stato e 12 di garanzie – è blindata, ma il resto no. Arrivano 560 emendamenti da tutti i gruppi. Sanga – che in quanto relatore concorda le modifiche col governo, in questo caso col Tesoro che segue la partita – ne riprende alcuni e li inserisce in un maxi-emendamento da votare. Tra le modifiche ce n’è una (comma 7) esplosiva, ricopiata da un emendamento depositato in Commissione da Pier Luigi Bersani: “Ove i commissari liquidatori esercitino l’azione di responsabilità ai sensi dell’articolo 2394-bis del codice civile, il giudice, se accoglie la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, condanna sempre questi ultimi all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione perpetua dall’esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione”.
La norma riguarda tutte le banche. La popolare dell’Etruria è finita in liquidazione coatta amministrativa nel novembre 2015, quando il governo ha applicato il bail-in, azzerando azionisti e obbligazionisti subordinati. Pier Luigi Boschi è entrato nel cda nel 2011 ed è stato vicepresidente da maggio 2014 a febbraio 2015, quando Bankitalia ha commissariato l’istituto aretino e multato i vertici. Il 17 marzo 2016 il commissario liquidatore di Etruria, Giuseppe Santoni ha intimato a 37 ex amministratori, tra cui Boschi, di risarcire entro un mese i danni per un ammontare di 300 milioni, pena l’avvio di un’azione di responsabilità. Nessuno ha pagato e così Santoni ha deciso di avanzare la richiesta, sottoponendola alla Banca d’Italia. Boschi senior rischia l’interdizione perpetua. Tanto più che i rapporti tra Bankitalia e la figlia sono pessimi. Nei giorni seguenti al crac di Etruria, mentre da via Nazionale venivano diramate veline sulle responsabilità bancarie del papà, l’allora ministro delle Riforme dettò al Corriere parole furenti contro il governatore Ignazio Visco spiegando che lei non prendeva lezione “dalle stesse persone che un anno fa suggerivano a Etruria un’operazione di aggregazione con la Popolare di Vicenza”.
Da ieri non c’è più nessun rischio. Sotto la spinta di Palazzo Chigi il governo ha blindato il testo mettendo la fiducia. Sarà votata oggi. Il voto finale al decreto è previsto domani. Niente ritorno in commissione Finanze, come invece prevedeva l’accordo politico nella maggioranza avallato dal Tesoro, per votare il l’emendamento Sanga. “È incomprensibile e politicamente ingiustificabile non aver colto il lavoro eccellente fatto da Sanga e dal capogruppo Pd Pellilo”, ha attaccato il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, esponente di Fronte democratico, la corrente di Michele Emiliano dentro il Pd. Che si prepara a non votare il testo (garantendo la fiducia). “È invotabile. Non si capisce perché debbano essere abbandonati i risparmiatori che hanno creduto nello Stato”, attacca il governatore pugliese. Mettere la fiducia è un gesto “fascista”, ha scritto Beppe Grillo sul blog. Mdp deciderà oggi.
Venendo incontro alle critiche di Emiliano, oltre alle norme sui banchieri, l’emendamento Sanga conteneva norme a favore degli ex azionisti e ampliava i criteri per il rimborso agli obbligazionisti subordinati delle venete azzerati dal decreto. Concedeva infatti l’accesso agli indennizzi a tutti quelli che hanno comprato i bond fino al primo febbraio 2016, e non più giugno 2014 come per Etruria. Una disparità che avrebbe indispettito Boschi, ma che non avrebbe fatto differenza nel caso della banca aretina: non ha emesso bond nel 2015, mentre Pop Vicenza e Veneto banca sì, e per 490 milioni. Già nella vicenda Etruria il governo aveva negato il rimborso ai bondisti, salvo ricredersi dopo il suicidio di Luigino D’angelo, obbligazionista della popolare aretina. Alla fine dello scorso anno le pressioni della Boschi avevano fatto saltare le modifiche alla riforma delle banche popolari, stroncata dal Consiglio di Stato.