lunedì 2 giugno 2008

l’Unità 2.6.08
Il reato di clandestinità colpisce anche l’infanzia
di Luigi Cancrini


L’allarme che voglio lanciare riguarda i "bambini invisibili". I pediatri di famiglia che si riconoscono nella Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) sono oltre settemila e sono preoccupati per le norme del pacchetto sicurezza licenziato dal Governo. Oggi - ha dichiarato il presidente nazionale della Fimp Giuseppe Mele - tantissimi figli di immigrati, sino ad oggi non rei, vanno a scuola e sono assistiti dai Pediatri di famiglia, come prevede la legge, il contratto nazionale e le relative deroghe che ne disciplinano l’accesso temporaneo al Servizio sanitario nazionale. L’introduzione del concetto di reato di immigrazione clandestina - ha aggiunto Mele - non potrà che avere come esito, che era ed è facilmente immaginabile, il fatto che questi bambini verranno dai loro genitori tolti dalla scuola e dall’accesso ai servizi sanitari diventando, in breve tempo, bambini invisibili". L’allarme per il quale la Fimp fa appello anche all’Unicef, è una richiesta di attenzione al problema da parte del governo, cui fa richiesta di un incontro urgente, "che dovrà tener conto anche di questo genere di problemi i cui effetti ricadranno sulla salute di migliaia di bambini, innocenti per natura, colpevoli per genesi e per decreto". Lei che ne pensa?
Antonella Ciurlia

Ne penso che il pacchetto sicurezza approvato dal Governo provocherà, se interamente approvato dal Parlamento, effetti disastrosi. Che non riuscirà a fermare una immigrazione le cui ragioni, economiche e politiche, sono più forti di qualsiasi legge e che il suo risultato sarà, come ben dice Mele, quello di spingere nella clandestinità chi dovrebbe essere soprattutto aiutato ad integrarsi. Anche se tanta stampa ne ha parlato come di una iniziativa politica necessaria ed anche se l’opposizione parlamentare ne ha sostanzialmente avallato le scelte e l’orientamento. Senza preoccuparsi del modo in cui (lo scrive Livio Pepino su l’Unità del 28 Maggio) "il nuovo diritto penale dello straniero alla base di questi decreti è espressione della convinzione, profondamente razzista, che sia possibile importare braccia e non persone. Inutile sottolineare la distanza di tale impostazione dal dettato della Costituzione e dai principi di uguaglianza che la ispirano. Quel che nessuno può ignorare è che misure come queste produrranno solo ulteriore insicurezza": per le persone che si trovano in condizioni di clandestinità perché quello che i clandestini eviteranno sistematicamente d’ora in poi è il contatto, a qualsiasi livello, con le istituzioni dello Stato e, inevitabilmente, anche per i cittadini italiani che sempre di più avranno a che fare con persone piene di difficoltà e di paura. Per ciò che riguarda le conseguenze che tutto questo avrà sui minori (ed in particolare sui bambini) il problema segnalato da Mele è, dunque, un problema reale. Di cui non è difficile immaginare le conseguenze.L’esempio più banale è quello del bambino che ha una febbre alta. Portarlo in Ospedale chiede, al genitore clandestino, di presentarsi. Se il suo essere clandestino diventerà un reato, farlo significherà autodenunciarsi, finire in carcere e andare incontro ad una espulsione: rischiando di perdere (questo nel suo immaginario è inevitabile) il rapporto con il bambino. In modo analogo andranno le cose, del resto per quello che riguarda le vaccinazioni e la scuola. Aprendo un vero e proprio conflitto d’interessi fra il figlio ed i suoi genitori, di fronte al semplice manifestarsi di un diritto del bambino: di ogni diritto, per ogni bambino che si trovi coinvolto in questo grande ciclone, nello tsunami umanitario che si determina intorno a tutte le emigrazioni.L’obiezione che viene fatta a questo discorso è quella che riguarda la necessità di contrastare a qualsiasi costo i comportamenti che si sviluppano nell’illegalità. Chi entra illegalmente in un paese, si dice, deve accettarne le leggi affrontando le conseguenze delle sue scelte. Se qualcuno decide di entrare clandestinamente in un paese in cui la clandestinità è un reato, dunque, è lui (o lei) quello che coinvolge il figlio in una situazione sbagliata. Se qualcosa di negativo ne deriverà per il minore la colpa non è della legge ma di colui che non l’ha rispettata. Quella che si combatte contro l’illegalità (lo dice ogni giorno il Ministro Maroni col tono di chi vuole mettere riparo alle inadempienze dei suoi predecessori) è una battaglia senza esclusione di colpi. Produce, probabilmente, dei danni secondarii ma va combattuta. La risposta da dare a questo ragionamento non piace oggi al governo né, purtroppo, all’opposizione. Si basa sull’osservazione di fondo per cui decidere che la clandestinità è un reato in una situazione caratterizzata da una differenza inaccettabile fra i paesi ricchi dell’occidente e quelli da cui gli emigranti provengono significa applicare a degli esseri umani l’idea per cui (la frase è di La Fontaine, la favola è quella del lupo e dell’agnello) "la loi du plus fort est toujours la meilleure": giustificando con una legge ad hoc la violenza di chi non accetta di confrontarsi con le difficoltà di chi sta peggio di lui. Delittuosa è la legge stabilita da chi si sente più forte, dunque, non il tentativo di sopravvivere e di far sopravvivere i propri figli alla miseria o alla persecuzione politica e delittuoso è soprattutto il modo in cui, definendo reato la richiesta di aiuto, si fa diventare criminale chi non lo è. Mettendo insieme quelli che cercano lavoro e rispetto del loro diritto di esistere e quelli che arrivano da noi con l’idea di prendere tutto quello che c’è da prendere. Osservato da questo punto di vista il problema dei "bambini invisibili" non è più il danno secondario prodotto da una scelta giusta. E, più semplicemente, la più infame e la più vergognosa delle conseguenze prodotte da una scelta sbagliata. Il sentimento più forte che provo in questa fase è una grande malinconia. Può darsi che io stia male ovviamente e che abbia bisogno degli antidepressivi di cui continuo a contestare inutilmente l’utilità, ma lo spettacolo del paese in cui vivo è davvero sconfortante se ci troviamo di fronte ad un governo che dichiara reato la clandestinità, ad una opposizione che non si scandalizza, ad un Papa e ad una stampa che lodano il clima "nuovo" che di questa collusione è il frutto avvelenato mentre nessuno risponde a questo appello dei pediatri italiani. Come se tutti fossero d’accordo insomma, nel pensare che il Berlusconi quater di quella che alcuni cominciano a chiamare pomposamente la terza repubblica sta facendo una cosa giusta nel momento in cui dà forza di legge all’odio della Lega e dei leghisti contro gli emigranti e contro i loro bambini. Mentre l’unica strada che resterà aperta a chi la pensa in modo diverso, credendo davvero nelle ragioni della vita, potrebbe essere la disobbedienza civile: di protezione dei clandestini e dei loro figli dai rigori stretti di una legge inaccettabile.

Corriere della Sera 2.6.08
Ogni mese nascono più di cento nuove postazioni
I temi. Approfondimenti religiosi ma anche musica e giochi

La fede ai tempi di Internet
L'Italia ha il record mondiale dei siti cattolici
di Andrea Garibaldi


È opportuno fare attenzione, dentro Internet. C'è un sito che si chiama preghiamo.net che ti precipita dentro un vortice terribile di stupri e di incesti. Ciò non vuol dire che l'universo cattolico abbia equiparato il web al Maligno. Anzi.
Si può parlare di un lento e inesorabile dispiegamento dei siti di ispirazione cattolica nella Rete. Negli ultimi dieci anni sono diventati 12 mila e 500. Ogni mese si contano 100-120 nuovi arrivi. Qui non stiamo trattando quella ventina di indirizzi che fanno capo a gruppi di cristiani omosessuali o a preti sposati, parliamo di ortodossia cattolica. Su queste cifre, l'Italia non ha competitori all'altezza, solo gli Stati Uniti seguono, alla lontana.
Proprio negli Usa è nato Godtube.com, definito da Newsweek «la risposta cristiana a Youtube»: contiene video su funzioni religiose, video personali che esprimono idee di religione, chat o forum in cui dibattere temi sociali o di fede.
Da noi hanno un sito molte parrocchie (2902), associazioni e i movimenti ecclesiali (2408), ordini, istituti religiosi e le missioni (1504), istituzioni della Chiesa (724), luoghi cattolici, e poi santi, beati e testimoni, radio e tv cattoliche, come Radiovaticana.it, da cui si può fare Godcasting, evoluzione spirituale del podcasting, si possono cioè scaricare omelie, preghiere, mp3 di musica sacra.
All'inizio di maggio c'è stata la premiazione del secondo Concorso per i migliori siti cattolici, organizzato dall'Associazione Web Cattolici (Weca). Per le diocesi ha vinto Vicenza («naturale freschezza, navigabilità, capacità empatica di compenetrare animatori giovanili, operatori pastorali, semplici navigatori»). Per le categoria «associazioni », premio a Qumran2.net, sito che ha milioni di contatti mensili: commenti al Vangelo e alla Bibbia (doppio clic su «Parole nuove»), case per ritiri, campi, incontri di gruppo, esercizi spirituali, terreni per campeggio («Il grande libro delle case»), aiuti per chi vuole pregare e meditare («Ritiro on line»), riflessioni sui brani evangelici proposte da don Prospero («Il pane quotidiano »), 610 giochi educativi («Lo scrigno dei giochi»). Animatori, fin dal 1998, don Giovanni Benvenuto, presbitero genovese e Andrea Ros, scrittore per ragazzi e regista. Attenzione a digitare correttamente: se l'iniziale diventa C anziché Q (Cumran2.net) si ottengono capitoli come «Rito del matrimonio» e «Doni dello Spirito Santo », ma anche un link «Entertainment» che con un solo passaggio trascina a «Top gay porn series».
Fra i «siti personali» ha prevalso religione20.net, curato da Luca Paolini, docente di religione di Livorno che si è dedicato soprattutto a sposare le nuove tecnologie con l'insegnamento della sua materia. Ecco dunque una serie di «mappe concettuali», molto utilizzate nella scuola di oggi.
La mappa su Gesù porta dall'infanzia, alla crocifissione, alla sindone, alla Resurrezione. Un'altra sezione si chiama «webinari» (binari sul web) e permette, ad esempio, di percorrere «in pochi minuti» la vita di San Francesco o di virtualmente visitare la basilica di San Francesco.
L'uomo che sovrintende alle relazioni fra chiesa e Internet si chiama Francesco Diani. Per ventuno anni ha diretto un'azienda agro industriale a Mantova, poi ha preso ad occuparsi della Rete. Sul suo siticattolici.it si trova la summa della materia. La parte del leone (quantitativa) la fanno le parrocchie, ce ne sono quasi duemila con un proprio sito. Come grandi bacheche elettroniche.
La parrocchia di San Martino in Rassina (Arezzo) lancia un sondaggio per parrocchiani: cosa pensate dei Dico? Favorevoli (a sorpresa) il 42,9 per cento, contrari il 39,3.
La parrocchia di San Gabriele Arcangelo di Collecorvino (Pescara) lancia in rete una campagna contro la Lavazza, che remunera con cifre irrisorie i contadini del Sud del mondo: «Se San Pietro beve il caffè la sua marca preferita non è Lavazza».
La Diocesi di Fano mette in rete la foto di monsignor Armando Trasarli che premia Lorena Bianchetti, star tv. E poi gli annunci di «chi è mancato», i matrimoni, i compleanni dei parrocchiani, le foto alla fine della messa, le messe e i rosari on line.
Da siticattolici si arriva anche a preti online.it dove, regione per regione, sono elencati oltre duemila sacerdoti da interpellare. Vicino a ciascuno un pallino verde, giallo o rosso (disponibile al colloquio, impegnato temporaneamente, non attualmente disponibile). Ogni sacerdote in poche righe si presenta: «Interessi principali Bibbia, teologia, spiritualità, il pensiero debole di Gianni Vattimo, chitarra classica e musica», scrive don Angelo Cannata di Noto (Siracusa). «Prete sempre contento di essere prete», si proclama don Giuseppe Di Bella dall'isola di Lipari. Poi c'è bricioledisperanza che diffonde solo buone notizie, atti di carità e misericordia. Innamoratidella madonna.it è uno degli 80 mila siti dedicati alla Vergine Maria. In anim@tamente ci sono corsi di educazione all'amore. In Cybermidi musica sacra da scaricare, karaoke cristiano, testi e accordi.
Un altro pioniere è don Ilario Rolle, 56 anni, torinese: «Era il 1996, il vescovo di Torino, Balestrero, mi disse: qualcuno di noi si deve occupare di Internet. Io avevo già esperienze di rete...». Don Ilario e i suoi collaboratori forniscono aiuto a parrocchie e altre associazioni cattoliche per aprire e gestire i siti, tramite l'Associazione del web cattolico. Come ci si orienta nell'immensa Rete? «Un filtro è fornito da davide.it che elimina chi offre pornografia, violenza, pedofilia».
Il Vaticano, come da tradizione, è prudente. Ha i suoi siti molto ufficiali, prima di tutti chiesa cattolica.it, che conduce verso molti indirizzi censiti anche da Diani, ma non a tutti: esclusi sono ad esempio quelli «personali ». Riguardo a Internet il punto di riferimento è tuttora un documento (febbraio 1992) del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, dove si definiscono i nuovi mezzi di comunicazione sociale come «meravigliose invenzioni tecniche, doni di Dio», ma si giudica necessario un utilizzo di Internet «soltanto per fare il bene». Dice don Ilario Rolle: «Ci sono molti timori nella gerarchia. Internet è troppo democratico, troppo «aperto». Nel documento del 1992 si ipotizzava «una certificazione con la supervisione di rappresentanti del Magistero », sorta di patente per siti cattolici. Sei anni più tardi non c'è ancora in Vaticano un ufficio incaricato di controllare il web. Disse Benedetto XVI ai dipendenti della Radio Vaticana che gli avevano appena fatto dono di un iPod: «Non abbiate paura, apritevi alla Rete». Con giudizio, però.

Corriere della Sera 2.6.08
Sacro e profano La gamma dell'e-commerce: dal busto del Papa al calice modello Santo Graal
Quando spirito e business vanno d'accordo
I gadget legati alla sfera religiosa rappresentano anche un affare milionario
di A. Gar.


Serve un tronco di ulivo a croce con Cristo (69 euro, iva esclusa)?
Un calice modello estate in argento e oro (1950 euro)?
Una statua di Sant'Antonio con bambino in braccio, con 2 coppie di occhi di cristallo (1350 euro)?
Un'icona in legno di Giovanni Paolo II (20 euro)?
Basta riempire il carrello elettronico, fare l'ordine, pagare con carta di credito ed entro due-tre settimane riceverete tutto quel ben di Dio a casa. O in parrocchia.
Nella prateria dei siti cattolici c'è una sezione che si occupa meno di spirito, più di mercato.
Sul grande contenitore www.siticattolici.it questa parte si trova sotto il link «Universo pro chiesa», a sua volta suddiviso in vari capitoli come, «arredo liturgico », «paramenti, abiti e confezioni », «vetrate artistiche e mosaici », «vini per Sante Messe e ostie», «campane e orologi da torre », «presepi, rosari, gadget e souvenir ». Dentro, si trovano le numerose ditte del ramo.
«Articoli sacri», per fare un esempio, è un negozio elettronico che riscuote i pagamenti presso un'agenzia del Banco di Napoli a Caivano. Ha un lungo campionario di «sopra culla», angioletti e immaginette per neonati, prezzi da un euro e mezzo a sei. E poi portachiavi, porta rosari, acquasantiere, icone rotonde, vetrofanie per auto.
«Città Cattolica» assicura di spedire in ogni parte del globo, «Polo Nord e Polo Sud inclusi» e di coprire ogni prodotto con la garanzia «soddisfatti o rimborsati». Inoltre, informa: «Ci fregiamo del supporto di un Pantografo Computerizzato capace di realizzare qualsiasi intaglio o disegno su legno».
Si possono avere in 30 giorni altari in ottone fuso e marmo, un «calice cesellato a mano in oro e argento modello Graal» a 1280 euro, una coppia di angeli in adorazione (68 oppure 89 euro, a seconda dell'altezza), una statua in vetroresina di San Francesco d'Assisi, dipinta a mano, ottima per esterni e/o interni (697 euro), un mezzo busto di Giovanni XXIII in bronzo a cera persa (3950 euro).
Su questo sito si trovano anche utili avvisi da scaricare come la «Petizione al santo Padre perché venga riconosciuto a Maria Santissima il triplice titolo di Corredentrice, Mediatrice, Avvocata».
Nel listino di Holyart ci sono un turibolo in stile classico (329 euro), una Madonna in nicchia in acero naturale con ante apribili (109), sette fiamme con candele (384 euro), incenso olibano di Gedda aromatizzato al patchouli (prezzo scontato 10, 73 euro), mirra in pezzettini 8 scontata a 7,13 euro) e un rosario elettronico con cuffie (26,55 euro).
Quest'ultimo articolo «è utile per chi viaggia, per chi vuole pregare in movimento (auto, treno, aereo, ecc.) ed è consigliato per anziani o ammalati».
Il rosario è recitato da una voce femminile e da un coro che risponde. Dispone di «un pulsante per selezionare il giorno della settimana desiderato, ciascuno con i suoi misteri».
Dice Francesco Diani, che è l'animatore di siticattolici.it: «Abbiamo inserito la sezione Universo- pro-chiesa solo da un anno. Non volevamo mescolare sacro e profano, ma queste ditte danno un contributo che ci serve per l'autofinanziamento. Certo, dobbiamo stare attenti agli aspetti meno limpidi del settore».
Leggiamo un annuncio pubblicitario: «Novità: dipinto La Risurrezione. Sconto meno 30 per cento, da euro 340 a euro 238».

Corriere della Sera 2.6.08
Il segretario del Pdci: preferisco Ferrero
Diliberto avverte Vendola: siamo incompatibili col Pd


CARACAS — Cuba, Venezuela: la settimana alla ricerca del comunismo nel mondo è finita e Oliviero Diliberto volge lo sguardo al futuro incerto della sinistra. Osserva il processo dentro Rifondazione, le parole d'incoraggiamento di D'Alema a Vendola: «Quella parte, Pd e Vendola, io la chiamo "sinistra compatibile". Noi Comunisti italiani, invece, ci riteniamo "sinistra incompatibile". Incompatibile con le attuali dinamiche politiche e guardiamo con interesse alla linea di Paolo Ferrero». Sullo sfondo, l'ipotesi che al Congresso lo scontro dentro Rifondazione sia duro e possa sfociare in una separazione e quindi in una ricostituzione degli assetti a sinistra.
L'obiettivo dei mesi a venire sono le elezioni europee del 2009. Col timore che venga cambiato il sistema elettorale e che uno sbarramento alto cancelli la sinistra radicale anche nel continente. Diliberto però è fiducioso: «Veltroni è determinato a introdurre lo sbarramento. Ma non credo che Forza Italia sarà compatta al suo fianco. Al partito di Berlusconi non conviene la nostra sparizione dalle istituzioni: possiamo essere spine nel fianco per il Pd». Diliberto progetta altre missioni estere: «Faremo valere, anche per il bene dell'Italia, i rapporti internazionali che abbiamo costruito negli anni. Prossima tappa Libano, dove c'è da difendere la sicurezza dei nostri soldati».

Corriere della Sera 2.6.08
Dispute. Finalmente tradotto in Italia il pamphlet sulla rivolta studentesca del Maggio parigino
Aron, la bestia nera del Sessantotto
Contestò i contestatori. E Sartre lo definì «indegno di insegnare»
di Antonio Carioti


Demistificare e dissacrare sono di solito gli scopi che si propongono innovatori e rivoluzionari nei riguardi delle istituzioni antiche e venerande, difese dai conservatori. Ma a volte i ruoli s'invertono. Così, nell'estate del 1968, a prefiggersi di sloggiare dagli altari la contestazione studentesca parigina, che aveva celebrato i suoi fasti nel maggio precedente e ormai stava entrando nel mito, fu uno studioso moderato nelle idee come nei toni, Raymond Aron. Ne nacque un libro di vigorosa polemica, La rivoluzione introvabile, solo adesso finalmente tradotto dall'editore Rubbettino grazie al lodevole impegno dei curatori Alessandro Campi e Giulio De Ligio.
L'aspro giudizio di Aron sul Sessantotto lo tramutò nella bestia nera degli ambienti progressisti, che già non lo amavano per il modo in cui li aveva fustigati, tredici anni prima, nel libro L'oppio degli intellettuali (appena riedito in Italia da Lindau, pp. 427, e 24). A botta calda il filosofo Jean-Paul Sartre, suo ex compagno di studi, definì Aron «indegno di fare il professore», dipingendolo come un accademico tronfio e arrogante, portatore di un sapere fossilizzato. E il settimanale Le Nouvel Observateur lo additò come il simbolo di una «ragione fuorviante». In seguito, placatisi gli ardori iniziali, prese piede l'immagine del brillante sociologo di origine ebraica quale paladino dell'università tradizionale, sordo alle istanze di cambiamento degli studenti.
In realtà, sottolinea giustamente Campi nella presentazione del volume, si tratta di uno stereotipo infondato. Da sempre critico verso le istituzioni accademiche francesi, Aron ebbe anzi buon gioco nel punzecchiare i docenti refrattari alle sue precedenti proposte di riforma, che adesso lo avevano «superato spensieratamente» sull'onda della ribellione giovanile: «Ignoravo, lo ammetto, che tra i miei colleghi si nascondessero così tanti rivoluzionari». E qui si coglie anche il senso profondo della sua polemica, il cui bersaglio non erano soltanto i ragazzi convinti di poter rivoltare la società come un calzino, da lui bollati come «barbari inconsapevoli della propria barbarie», ma anche e soprattutto gli adulti che erano venuti meno al loro compito di freno e indirizzo, cedendo alle suggestioni di un «nichilismo da esteti».
In Aron era fortissimo il senso della responsabilità spettante allo studioso, che proprio per via dell'esperienza e delle conoscenze acquisite ha il dovere di farsi sentire quando dilagano le semplificazioni arbitrarie, le utopie a buon mercato e gli entusiasmi puerili, richiamando tutti all'esigenza di un sano realismo. Non sopportava il conformismo di chi asseconda la corrente: «Una volta ancora — notava sarcastico — intellettuali di indubbio prestigio si sono lasciati estasiare da testi adatti al massimo per le scuole elementari».
Un'altra preoccupazione ribadita più volte — nel dialogo di Aron con Alain Duhamel che costituisce la spina dorsale del libro — riguarda la fragilità dell'ordine liberale di fronte alle spinte populiste, soprattutto quando la classe dirigente ha la coscienza sporca e non sente l'orgoglio del proprio ruolo. Un fenomeno ben noto in Italia (si pensi al modo in cui un intero sistema politico crollò all'inizio degli anni Novanta) e che nella Francia dell'epoca era acuito dall'accentramento del potere nelle mani del generale Charles de Gaulle, che aveva dato una netta impronta personalistica al proprio stile di governo dopo la fondazione della Quinta Repubblica.
Fra le accuse rivolte ad Aron ci fu anche quella di essere salito sul carro del vincitore, dopo che la maestosa sfilata dei francesi moderati sugli Champs Elisées, il 30 maggio, e le elezioni tenute in giugno avevano segnato la rivincita del gollismo. Ma a parte il fatto che lo studioso liberale era uscito allo scoperto sin dal 15 maggio (con il primo degli articoli sul quotidiano Le Figaro poi inclusi nel volume), quando la situazione era ben diversa, nelle sue pagine non c'è traccia di un allineamento sulle posizioni del presidente. Al contrario, Aron ribadisce le sue critiche alla politica estera di de Gaulle, che considerava inutilmente ostile agli Stati Uniti e troppo compiacente verso Mosca; lo accusa di aver «rafforzato in modo considerevole i difetti strutturali della società francese», in particolare il deleterio centralismo burocratico; lo definisce senza mezzi termini «ignorante in economia», bocciando i suoi ambiziosi progetti di riforma come dannosi per le imprese; ne biasima la presunzione, ironizzando sulla sua «infinita saggezza», e lo scarso rispetto per i cittadini. Insomma, ai carri dei vincitori — fossero guidati da giovani ribelli scapigliati o da anziani statisti — Aron era inguaribilmente allergico. Preferiva procedere appiedato, con l'andatura serena di chi obbedisce soltanto al proprio spirito libero.

Corriere della Sera 2.6.08
Le critiche dello studioso liberale a Lacan, Godard, Althusser, Lévi-Strauss
Quando fini intellettuali diventano nichilisti
di Raymond Aron


Come comportarsi in un paese nel quale gloriosi intellettuali si limitano ad ammirare la distruzione, senza concepire un ordine capace di rimpiazzare quello che si vuole abbattere? Non so come rispondere. Di solito, gli intellettuali esercitano una funzione critica. Personalmente, ho sempre criticato volentieri i governi francesi, tanto che difficilmente mi si potrebbe accusare di conformismo o di servilismo verso il Potere, ma la funzione critica diviene nichilismo quando denuncia globalmente la società senza alcuna rappresentazione di una società alternativa, o quando predica il culto della pura violenza.
All'inizio del movimento studentesco, alcuni importanti intellettuali hanno firmato una petizione della quale ho dimenticato le parole esatte ma il cui significato era il seguente: continuate a dire no, ma soprattutto enunciate senza fretta le vostre asserzioni o i vostri obiettivi. L'intellighenzia più raffinata guardava i film di Godard, leggeva senza capirli gli scritti di Lacan, si fidava ciecamente della scientificità di Althusser e si richiamava allo strutturalismo di Lévi-Strauss. Curiosamente, taluni di questi intellettuali d'avanguardia pretendevano di essere scientifici in etnologia o in economia e maoisti nell'azione. Durante il maggio, la scientificità è svanita; in compenso, il culto dell'azione e della rivoluzione culturale è fiorito sotto diverse forme: Sartre e la Ragion dialettica, il gruppo in fusione e la folla rivoluzionaria hanno preso la loro rivincita sulle strutture.
La critica sistematica della società liberale da parte dell'intellighenzia indebolisce e mina un ordine già di per sé fragile. Tende a sporcare la coscienza dei responsabili della società e soprattutto dei loro figli. Ora, se è vero che nessuna classe dirigente governa in modo innocente, è anche vero che una classe dirigente incerta di se stessa si condanna a morte. Chi dirige un'impresa privata senza crederci abdica in anticipo e cederà al primo scontro. Il gauchisme vago ed emozionale dell'intellighenzia ha contagiato i benpensanti e i loro figli. Una delle cause della decomposizione di maggio è stata probabilmente questa specie di coscienza sporca in coloro che detengono l'autorità.
Questo brano è tratto dal libro di Raymond Aron «La rivoluzione introvabile » (Rubbettino).

il Riformista 2.6.08
Il Pisa (Program for International Student Assessment) mira a censire il grado di competenza di studenti di quindici anni di età: persone ancora lontane sì dagli anni universitari, ma al centro del loro processo formativo
Gli studenti sono sempre più ciucci


Il Pisa (Program for International Student Assessment) mira a censire il grado di competenza di studenti di quindici anni di età: persone ancora lontane sì dagli anni universitari, ma al centro del loro processo formativo. È alle scuole superiori che si formano, o non si formano, competenze destinate poi ad accompagnarci per tutta la vita. Anche per questo motivo, il Pisa è un programma particolarmente utile. La sua importanza sta nel fornire dati attendibili per la comparazione dei sistemi scolastici a livello internazionale e di fatto nel sostituirsi ai sistemi di valutazione a livello nazionale nelle realtà che stentano a dotarsi di un simile servizio.
La fotografia scattata dal rapporto (che monitora 57 paesi del mondo) è agghiacciante. L'Italia è - come riportiamo in questa tabella - al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica, al 33esimo posto per competenze di lettura. Quello che il rapporto evidenzia è, soprattutto, l'alto numero (un quarto o più) di studenti che hanno raggiunto un risultato sotto il livello 2, in pratica l'insufficienza. E i dati sono peggiorati, nel tempo.
Se nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27esimo posto per le loro competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36esimo posto (475 punti). In cima alla lista ci sono gli studenti della Finlandia, Paese che continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563). Non si può non rilevare che i punteggi sono significativamente inferiori sia per gli studenti meridionali. Gli score sono pari a 448 per gli studenti meridionali contro i 520 e 501 rispettivamente del Nord-Est e del Nord-Ovest, con un gap che quindi varia tra 72 e 53. Quello che il punteggio italiano (475) non dice è che, se né il Nord né il Sud sono a livello della Finlandia, i ragazzi del Nord sono nella media Ocse e appaiono più bravi, ad esempio, dei francesi (495) mentre quelli del Sud se la battono con israeliani (454) e cileni (438). Nel complesso, fra i Paesi al di sotto della media Ocse, assieme con noi si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia.
Rispetto invece alla cultura matematica, il nostro 38esimo posto (462 punti) ci vede precedere, in Europa, solo la Grecia, 39esima, Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la sufficienza del secondo livello di conoscenza.
Come hanno evidenziato Giovanni Ferri e Vito Peragine su lavoce.info, «sulla base di ipotesi prudenti, si può stimare che la percentuale di studenti di 15 anni meridionali e immigrati sul totale Italia salirà dal 45,6 per cento del 2006 al 51,4 per cento del 2016. Se nel frattempo le performance rimanessero costanti, nel 2016 il valore medio del test Pisa scenderebbe di almeno 10 punti». Davanti a uno scenario come questo, vale lo sconforto per le riforme dell'istruzione di ieri - ma anche un disperato bisogno di riportare il merito nella scuola, oggi.