domenica 2 luglio 2017

Corriere 2.17.17
La piazza di Bersani e Pisapia «Nuovo nome e casa comune»
L’ex sindaco: Imu e articolo 18 un errore. Bersani: il Pd è divisivo. E D’Alema: al voto da soli
di Monica Guerzoni

ROMA G iuliano Pisapia lascia Santi Apostoli, il luogo simbolo dell’Ulivo di Prodi, con quel suo sorriso gentile e un po’ spiazzato, scortato dallo staff e dalla moglie Cinzia che balla e canta «Ma il cielo è sempre più blu». È la colonna sonora dell’ultimo congresso dei Ds e, certo non è un caso — tra i palloncini arancioni di Campo progressista, le bandiere rosse di Mdp e i vessilli dei Verdi — se la piazza è piena di volti di quella stagione.
Nel lungo ponte di San Pietro e Paolo 5 mila persone sono un buon numero per il debutto della «casa comune per un nuovo centrosinistra». Tanto che Pisapia si concede un tocco di civetteria: «Ci davano dei matti e invece ce l’abbiamo fatta. È con il coraggio che si vincono le sfide». Chiudendo il suo primo discorso da leader nazionale, il nuovo federatore sprona i suoi parlamentari e quelli di Mdp a fondersi a settembre in gruppi unici, perché «uniti si vince». Purché sia «una fusione a caldo». L’avvocato che Gad Lerner presenta come «il leader riluttante» parla dopo Bersani, che ha fatto il pieno di ovazioni: «Basta camarille e gigli magici e basta arroganza, volare bassi per favore...». Pisapia invece non calca gli accenti e non pronuncia mai il nome di Renzi, mai scandisce la sigla Pd. Dice che «la politica non è l’io, non è avere tanti like», ma non graffia, non morde, non strappa ovazioni. La sua ossessione è la parola «Insieme», nome provvisorio del nuovo soggetto politico: «Il nuovo nome lo sceglieremo insieme... Sono terrorizzato, perché divisi si perde». Ed è qui che l’ex sindaco scandisce quella che per Bersani, D’Alema, Speranza, Rossi e Scotto è la parola magica: «Discontinuità». Dalle politiche di Renzi, si intende. Dall’abolizione dell’articolo 18 e dall’Imu eliminata per tutti, ricchi e poveri. «Discontinuità netta, non per ripicca e personalismi, ma perché vediamo le difficoltà del Paese». Cita Neruda, Rodotà, don Milani, Mandela. Ricorda al volo una proposta di Prodi, il convitato di pietra.
Laura Boldrini abbraccia Pisapia. I giornalisti de l’Unità alzano le prime pagine con il titolo «Rottamati dal Pd». Sabrina Ferilli manda un messaggio: «Spero possiate riunire tutte le anime della sinistra che ora si sentono confuse». D’Alema riceve un grande cesto di ciliegie in dono: «Il confronto con il Pd? Se questo nuovo soggetto avrà forza, lo riapriremo dopo il voto». Se ne vanno anche i tanti dem venuti ad ascoltare: Zingaretti, Orlando, Cuperlo, Sassoli, Monaco, Damiano, Meloni, Pollastrini, Merlo, Manconi, Giorgis. E poiché qualcuno ancora si interroga, Speranza prova a fugare i dubbi: «Pisapia ambiguo? No, no... Ognuno ha i suoi toni, ma più netto di così Giuliano non poteva essere». Con Pisapia potete vincere? «Alle politiche prenderemo più del Pd».
M. Gu.